lunedì 4 marzo 2013

LA MESSA DEL CURATO FABIO FAZIO.


DUE PESI, DUE MISURE

Mentana: Su Twitter se insulti Bersani ti aggrediscono

Mitraglietta critica il segretario del Pd, e su twitter scatta il tiro su Enrico. Che sbotta...

Alla messa domenicale recitata da Fabio Fazio era presente il grande (ed eterno) sconfitto, Pier Luigi Bersani, "super-ospite" di Che tempo che fa. Tra gli spettatori che hanno seguito la trasmissione anche Enrico Mentana. E il direttore del TgLa7 ha "mitragliettato" su Twitter: "Bersani va da Fazio con la claque, non fa analisi serie sulla sconfitta, ripete la linea sul governo bocciata da Napo". Insomma, Mentana ha criticato Bersani. E su twitter è iniziato il "tiro all'Enrico". Tutti a ribattere, a insultarlo, a criticarlo. Così Mentana sbotta: "Twitter è quel posto in cui puoi dire peste e corna di Berlusconi (e mi capita spesso). Ma non criticare Bersani che i suoi t'aggrediscono". Insomma, sul social network più radical-chic del web (e più grillino...) se insulti il Cavaliere vale tutto. Ma se tocchi lo smacchiatore fallito sei morto. Parola di Mentana.

L'Italia si salva solo con un bel vaffa a Grillo e grillini !



Al Movimento 5 Stelle i voti non basteranno perché arrivato in Parlamento comincia il bello: devono dimostrare di saper fare politica !!!!


In politica i voti non fanno il monaco. Anche quando sono tanti, tantissimi, un numero strabiliante se pensi che sono stati ottenuti a forza di mandare messaggi sul web, senza spendere una lira, di certo senza avere avuto alcun contributo estratto dai soldi pagati dai contribuenti. Certo che sono tantissimi i voti affluiti al movimento di Beppe Grillo, voti arrivati da tutte le latitudini politiche, da tutte le delusioni, da tutte le rabbie, da tutti i vaffanculo. Voti ottenuti da pirotecniche prestazioni di quello che è con Adriano Celentano il maggiore showman in un Paese di pagliacci non professionisti. Voti ottenuti da quanto erano allo stato di coma i partiti tradizionali, da quanto era al di sotto di ogni sospetto la buona parte della classe dirigente di quei partiti. Voti che hanno aperto la strada del Parlamento a oltre 150 tra deputati e senatori del Movimento 5 Stelle, la più parte giovani e giovanissimi al loro debutto nella vita politica. Auguri. 
Solo che adesso comincia il bello. Tutto il resto è stata finora una passeggiata, mera coreografia. Leggo dell’attuale sindaco di Parma, per l’appunto un grillino quanto di più doc, che si sta comportando bene. Nel senso che non fa danni alla comunità. A cominciare dal fatto che si è guardato bene dall’attuare uno solo dei reboanti annunci fatti in campagna elettorale. E dunque? E dunque ora la parola passa alla politica, al saper fare in politica, al saper «trattare» in politica.  È  quello «il monaco».
Esattamente il contrario di quanto Grillo sta vociando e minacciando. «Non siamo in vendita» dice, e ci mancherebbe altro. «Non facciamo alleanze» dice, ed è una stupidaggine talmente stupida da lasciarti a bocca aperta. Che altro si fa in politica se non delle alleanze, che è altro è la democrazia se non la convergenza di forze che hanno storie e identità diverse? Ce lo possiamo permettere di stare ancora a ricordare l’abc imparato alla terza elementare, e questo nel momento in cui il Paese è al dramma e al rovinìo? Eppure è così. Pier Luigi Bersani si era presentato col cappello in mano e l’ineffabile Grillo lo ha sfanculato. E anche se sul fatidico web molti grillini dissentono dal loro capo carismatico. E qui siamo a un altro ingorgo della faccenda. Il Movimento 5 Stelle è un movimento reale, ciascuno con la sua storia e identità e collocazione regionale e valenza professionale? Oppure è una proprietà virtuale di Grillo e del suo «consigliori» Gianroberto Casaleggio? Se fosse buona la seconda che ho detto, staremmo in un bell’impiccio.Grillo  premiato,  a nome e per conto di quei ragazzi molto simpatici che lo rappresenteranno in Parlamento  molti dei quali, tra l’altro,  muniti di lauree e master e studi universitari.si ergerebbe a dittatorello da repubblica delle banane.
Torniamo al sodo. Se per tenere in moto la macchina della politica italiana  -  ovvero della governabilità minimale ed elementare del Paese - siano indispensabili i voti grillini. Detto così in generale, ovvio che no. Ci sono almeno tre forze politiche consistenti, il Pd di Bersani ma anche di Matteo Renzi, la coalizione di centro-destra di Berlusconi ed anche di Alfano, quel buon dieci per cento di montiani o moderati o centristi o come altro li volete chiamare, che in punto di necessità possa partecipare a un governo serio, responsabile, capace di non promettere nulla e invece fare le due o tre cose possibili a che la situazione economica non precipiti. Un governo di cui dovrebbero far parte ministri dai coglioni quadri, e non è che ce ne siano a bizzeffe. Di certo un governo che dovrebbe scalciare via le contese sul nulla di cui è stata fatta la nostra storia politica recente. Non ce le possiamo permettere quelle polemiche e quei penosi faccia a faccia televisivi. I disoccupati aumentano ora per ora, le imprese falliscono una dopo l’altra, le saracinesche di infiniti negozi restano chiuse al mattino, quello che una volta chiamavamo «ceto medio» arriva a fine mese lacerato e contuso. Certo non dipenderà dai «niet» di Grillo se la macchina politica italiana arrancasse fino a stopparsi. Sarà a quel punto la storia a dare il suo giudizio di una classe politica che ha portato l’Italia a una guerra e l’ha persa.
Ovvio poi che se il governo che io auspico si comportasse in maniera cialtrona e rumorosa e contraddittoria, allora si va di nuovo alle elezioni. E in quel caso di simpatici grillini ne arriveranno magari il doppio. Non so se a quel punto la penisola che sta ben dentro il Mediterraneo e sulla quale è maturata tanta parte della storia e della cultura del mondo, avrà ancora nome Italia.

E' IL MOMENTO DI SERIE RIFLESSIONI!!!!!!!


Beppe Grillo è legato per forma mentis alla parola «macerie». L'ha usata più volte, per descrivere la situazione italiana attuale e quella che verrà. In una intervista alla Bbc sostiene che «destra e sinistra si metteranno insieme e governeranno un Paese di macerie di cui sono responsabili». Ma durerà poco, prevede: un anno, al massimo. Poi «ci saranno nuove elezioni e una volta ancora il Movimento 5 Stelle cambierà il mondo».
In attesa di cambiare il mondo, vien da chiedergli , proviamo a cambiare l'Italia? La demolizione talvolta è necessaria, per poter ricostruire; e Grillo certamente non s'è tirato indietro, quando si trattava di manovrare la benna. L'hanno aiutato, nell'operazione, i partiti tradizionali, incapaci di recepire la richiesta  di cambiamento che saliva dalla Nazione. Ci hanno provato in diversi. Ogni volta, all'illusione, è seguita la delusione. 
Perché non finisca così anche stavolta - il tempo passa, la stanchezza cresce, l'Italia scivola indietro in ogni classifica internazionale - il Movimento 5 Stelle deve fare la sua parte.
Nessuno può imporgli di governare; nessuno deve suggerirgli se allearsi e con chi allearsi. Ma tutti possiamo ricordargli questo: non ha solo diritti, ormai. Ha anche dei doveri.
Incassare il successo elettorale significa legittimare le regole e le istituzioni attraverso cui quel successo è arrivato. Opposizione, governo, appoggio esterno: il Movimento ora deve cambiare passo. Non è tollerabile giocare con il futuro del Paese, che è il futuro di tutti. Siamo legati all'Europa, abbiamo obblighi precisi. L'incertezza ha un costo, e lo stiamo già pagando.
Se la strategia di Grillo è aumentare quest'incertezza, far crescere quei costi, provocare altre macerie economiche e politiche, lo dica. Chi ci rimarrà sotto, almeno, saprà chi ringraziare
Sono materie, queste, su cui il leader - non eletto, ricordiamolo - ha il dovere di consultare i suoi  parlamentari . Non sono automi; non li può «cacciare a calci», come ieri ha minacciato di fare «se cambiano casacca» (alla faccia dell'articolo 67 della Costituzione, secondo cui «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»). Hanno in media 39 anni ; le donne sono il 36 per cento; i laureati l'88 per cento. Molti appartengono alla generazione Erasmus, che conosce e rispetta l'Europa. È difficile credere che vogliano le macerie, come biglietto da visita internazionale.
Per finire, una considerazione. Se il  Movimento 5 Stelle vuole diventare  protagonista della vita italiana. Deve mostrarsi e spiegarsi in Italia. Le riunioni segrete e le mascherate - letterali - del capo possono far sorridere, all'inizio; ma poi diventano patetiche,grottesche. L'insulto come metodo di discussione non è liberatorio: è imbarazzante e volgare. L'abitudine a parlare solo con i media stranieri non è sofisticata, ma provinciale. Sapere quali sono le intenzioni di un sesto del Parlamento italiano leggendo le anticipazioni di un'intervista di Beppe Grillo alla rivista tedesca Focus è umiliante: per lui, per i media italiani , per tutti.i cittadini che l'hanno votato e non.

Se Grillo non capisce queste elementari cose e se non la capiscono nemmeno i parlamentari eletti penso sia il caso di mandarli subito a casa per evitare all'Italia un disastro cosmico!!!



I MERCATI SONO PRONTI A SBRANARCI! ASPETTANO SOLO CHE GRILLO VADA AL POTERE!

QUEST'UOMO VUOLE PORTARCI FUORI DALL'EUROPA


















Grillini e Grande Fratello!!!!!!

M5S, vertice blindato in hotel a Roma. Grillo: Parlamento inganna elettore

Il leader del Movimento sul suo blog mette in guardia i neoeletti: «La Costituzione concede al parlamentare libertà preventiva di menzogna ma chi non rispetta i programmi va cacciato a calci»


I neoeletti grillini si riuniscono all'Hotel Saint John di Roma. Un vertice meramente organizzativo che ha anche l'obiettivo di fare conoscenza ma nel corso del quale emergono posizioni diverse sulla politica di comunicazione del Movimento. C'è chi vorrebbe più apertura ai media e chi invita a «prendere per il culo i giornalisti». La presenza di Grillo e Casaleggio è attesa per domani, il comico ha già lasciato la sua casa di Marina di Bibbona forse alla volta della capitale. Ma intanto, tramite il suo blog, ha lanciato un avvertimento ai suoi: chi finisce in Parlamento non può disattendere il programma. I 150 parlamentari eletti cercano alloggio a Roma, mentre in centinaia hanno risposto all'appello fatto sul web sabato con lo slogan "Tutti in Parlamento", ossia tutti a visitare la camera dei deputati.
L'incontro che si tenuto nella sala del Saint John, hotel a pochi passi da piazza San Giovanni, era chiuso alla stampa, ma le agenzie di stampa sono riuscite ad aggirare i controlli e a prendere parte all'incontro.

La riunione, organizzata e moderata da due esponenti del movimento del Lazio, prevedeva interventi di tre minuti: ciascuno si presentava con un nome, regione di elezione e camera di appartenenza. A maggioranza si è votato per l'organizzazione di incontri fisici di tutti i parlamentari eletti una volta a settimana.


Sulla politica di comunicazione del M5S le posizioni tra i neoletti sono diverse: «Dobbiamo dire qualcosa ai milioni di persone che ci hanno portato qui. La gente vuole sapere che intenzioni abbiamo». Così Paola Taverna, eletta nel Lazio al Senato per il M5S, nel corso dell'incontro a Roma. «Tutti mi chiedono che fate. A me la chiusura non piace: da una parte siamo un modello di apertura e poi chiudiamo a tutti - dice ai colleghi - non perdiamo le persone che ci hanno portato qui. È la gente che deve fare politica e noi dobbiamo essere dei portavoce, oppure moriamo in tre mesi».



«La linea comunicativa ce la dirà domani Beppe, ma i giornalisti intanto prendeteli per il culo». È l'invito rivolto da uno degli eletti. «Prendeteli per il culo come ho fatto io entrando - aggiunge il neo deputato - divertitevi, tanto la nostra notorietà durerà 15 giorni». «I parlamentari normali non se li fila nessuno. Non sono come i ministri. Scilipoti, ad esempio - conclude - tutti lo conoscevano solo perchè ha tradito». 
«Tra 10 giorni saremo dentro il Grande Fratello. Vivremo cinque anni tutti insieme, nasceranno amori e odi», ha detto un parlamentare eletto durante la riunione in corso a Roma a cui le agenzie di stampa sono riuscite a partecipare nonostante i controlli. 


Intanto da Grillo arriva un chiaro avvertimento. «L'articolo 67 della Costituzione recita: 'Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato'. Questo consente la libertà più assoluta ai parlamentari che non sono vincolati né verso il partito in cui si sono candidati, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori. Insomma, l'eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno», scrive sul suo blog in un pezzo dal titolo «Circonvenzione di elettore». «È ritenuto del tutto legittimo - prosegue - il cambio in corsa di idee, opinioni, partiti. Si può passare dalla destra alla sinistra, dal centro al gruppo misto, si può votare una legge contraria al programma. Insomma - si sottolinea nel blog - dopo il voto il cittadino può essere gabbato a termini di Costituzione». «Viene concesso al parlamentare libertà preventiva di menzogna - conclude - può mentire al suo elettore, al suo datore di lavoro, senza alcuna conseguenza invece di essere perseguito penalmente e cacciato a calci dalla Camera e dal Senato».



«Siamo in silenzio stampa», ripetono dal canto loro deputati e senatori eletti del M5S. In queste giornate romane dovranno decidere la linea da tenere in Aula, ma anche conoscersi e iniziare a organizzarsi per la vita da parlamentari. 



I primi ad arrivare in un albergo nel centro della capitale sono i siciliani Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Azzurra Cancelleri. «Come si svolgerà l'incontro? Non ve lo possiamo dire», rispondono con gentilezza. Provenienti da tutta Italia si sono organizzati ognuno alla sua maniera per raggiungere Roma. 
«Io sono venuta in aereo anche se sono contro l'aereo perché inquina troppo. Ma costava meno del treno», dice Laura Castelli, 26 anni, giunta da Torino. Abbigliamento informale, jeans o tuta, zainetti con il logo del Movimento a sostituire le valigie. Così si presentano i neo-eletti. 

«Non ho ancora trovato casa. Spero di avere il tempo di farlo in questi giorni», dice uno dei neo eletti che vuole restare nell'anonimato. Intanto nell'attesa che arrivino gli altri colleghi e prenda il via l'incontro, i primi arrivati vanno insieme a pranzo: niente ristoranti, ma un forno dove ordinano panini e tranci di pizza.

Intanto Beppe Grillo continua a snobbare la stampa italiana, ma continua a concedersi ai media internazionali. Il leader ha rilasciato un'intervista al magazine statunitense Time.


Grillo,insomma, vuole che a decidere sia solo il partito ( cioè lui e Casaleggio), non il singolo parlamentare.Sono i segretari dei partiti a dover decidere tutto. Tanto vale non eleggere più i parlamentari. Possiamo fare un bel Parlamento con solo i segretari dei partiti, ciascuno che conta in base alla percentuale che ha ottenuto alle votazione.

Per fortuna siamo una Repubblica Parlamentare, fondamentale affinché il potere non sia nelle mani di pochi e tanto meno in quelli di Grillo & C.



L'articolo 67 della Costituzione recita: 'Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato'. Questo consente la libertà più assoluta ai parlamentari che non sono vincolati né verso il partito in cui si sono candidati, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori'. Insomma, l'eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno»

Ma perché non dice che LUI ha già tradito il programma del movimento? Perché non c'è ancora la piattaforma online dove TUTTI gli iscritti al movimento possano votare? Perché l'incontro degli eletti non è in diretta streaming come indicato nel programma del movimento? Ma non aveva detto che poi gli eletti avrebbero deciso loro, che lui era solo il megafono?