sabato 5 maggio 2012

MA CHI E' IL SORDO CHE DEVE SENTIRE?!?

CHI E' IL SORDO CHE DEVE SENTIRE  IL MESSAGGIO LANCIATO CON LO SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE???


Con la decisione odierna della Corte d'Assisi di Palermo che conferma la sentenza del Tribunale di Marsala penso che, almeno per ora, sia finita l'avventura politica siciliana di Vittorio Sgarbi.
Iniziata in gloria con grande consenso popolare, continuata con comizi ed adunanze in piazze gremitissime di gente e di vettovagliamenti, terminata ingloriosamente con le dimissioni e lo scioglimento del Consiglio Comunale. Lui"capra,capra,capra,capra"come si definirebbe, lasciata Salemi con l'accusa di "non aver fatto niente , anzi favorito con la sua continua assenza, i condizionamenti esterni" imperterrito si candida a Cefalù pur essendo "incanditabile"! 
E' stato un sordo che non ha voluto sentire?
Certamente Sgarbi non è  il tipo che accetta facilmente di ammettere sbagli o sviste, in tal senso Oliviero Toscani dice che "ha fatto la figura del pirla", ma bisogna ammettere che nel momento in cui ha ricevuto il messaggio non ha fatto il sordo, si è dimesso!!! 
Che le disgrazie politico-amministrative della giunta Sgarbi siamo contemporanee alle disavventure giudiziarie del suo mentore Pino Giammarinaro è chiaro a tutti.
E' dall'indagine "salus iniqua" che parte il tutto; è da quella indagine che vengono fuori "condizionamenti esterni alla giunta municipale" e proposte restrittive nei confronti di Giammarinaro.
Allora il sordo è Giammarinaro? 
Macchè, nessuno vuole lanciargli messaggi; gli inquirenti propongono sequestri su beni e restrizioni personali!!
In questo contesto non bisogna dimenticare lo scioglimento "per infiltrazioni mafiose" del Consiglio Comunale resosi responsabile di cosa? Dalle notizie riportate dai media non si conoscono provvedimenti particolarmente gravi o che possano ricondurre a contiguità con ambienti mafiosi adottati da quest'ultimo, ne ci risulta che ci siano consiglieri comunali inquisiti per comportamenti illegali. Che nel consesso ci fosse una presenza numerosa di consiglieri fedeli a Giammarinaro è un dato di fatto, ma  è anche  un dato di  fatto che alcuni si sono dimessi al seguito di Sgarbi ed altri erano in procinto di farlo. 
Ma allora perchè scioglierlo con un'accusa così infamente?
Sono giunto ad una mia personale conclusione che, se verosimile, individuerebbe il sordo.
Da troppi anni le vicende politico-amministrative di Salemi, apparentemente diverse da elezione ad elezione, conducono sempre alla stesse leadership e troppo spesso il Consiglio Comunale o le  amministrazioni sono tenute sotto scacco da intese ed accordi trasversali, è ora di cambiare strada. 
Quella o quelle percorse sinora non dovevano e non debbono essere più praticate; gli avvisi, nel tempo, c'erano  stati , inascoltati.Con lo scioglimento del Consiglio Comunale non si può più far finta di niente.
E allora il sordo? Ho il sospetto che sia l'elettore salemitano!!!!!!!!!!













venerdì 4 maggio 2012

NON C'E' PEGGIOR SORDO DI CHI NON VUOLE SENTIRE !!! 1°



"Sgarbi non può candidarsi"

La Corte d'appello di Palermo boccia il critico d'arte, aspirante sindaco a Cefalù: "Non può concorrere chi ha amministrato Comuni sciolti per mafia". L'ex primo cittadino di Salemi: "Farò ricorso, ma in Sicilia non c'è giustizia"
04/05/2012


PALERMO - Vittorio Sgarbi non può essere candidato alla carica di sindaco a Cefalù (Pa). Lo ha stabilito la Corte d'appello di Palermo che ha confermato la decisione del tribunale di Marsala. A provocare l'estromissione del critico d'arte dal voto di Cefalù è una norma del testo unico degli enti locali (l'art. 143) in base al quale non possono concorrere al primo turno elettorale utile gli amministratori di enti sciolti per infiltrazioni mafiose. 

E' il caso di Sgarbi il quale era sindaco di Salemi (Trapani) quando, a febbraio, il Comune è stato sciolto dopo una relazione degli ispettori ministeriali secondo i quali l'attività amministrativa era condizionata dagli interventi di Giuseppe Giammarinaro, coinvolto in una inchiesta culminata con i sequestro di beni per 35 milioni.

"Ringrazio la Corte di appello di Palermo che, dichiarandomi incandidabile, mi consente di andarmene dalla Sicilia ritenendolo un luogo dove la democrazia non è condizionata dalla mafia ma dallo Stato", ha detto Sgarbi. "Sono fiero di essere il solo incandidabile tra migliaia di immacolati candidati. E adesso ho la certezza di aver avuto davanti una corte di uomini ingiusti, indifferenti alla verità e ai fatti e che non hanno alcuna cultura né alcun interesse a combattere la criminalità. Ora possiamo essere certi che non c'è giustizia in Italia e in Sicilia.  La mia ultima speranza è che un giudice libero, in Cassazione, cui farò ricorso, ristabilisca la verità contro i ladri di giustizia che hanno umiliato e umiliano la Sicilia".

In seguito alla decisione, il sindaco di Cefalù, Giuseppe Guercio, chiederà al prefetto e al capo dello Stato uno slittamento tecnico del voto per il rinnovo del Consiglio comunale del 6 e 7 maggio prossimi. Occorrerà infatti ristampare le schede senza il nome del critico: operazione, secondo il sindaco, che non potrà essere compiuta in poche ore. Per questo ha detto che si appresta a chiedere il rinvio di 15 giorni delle operazioni elettorali per farle coincidere con il turno di ballottaggio nei comuni maggiori.

Ma dall'assessore regionale per le Autonomie locali e la funzione pubblica, Caterina Chinnici, arriva già un no. Nessun rinvio delle elezioni a Cefalù. "La normativa in materia elettorale prevede il rinvio delle elezioni solamente per cause di forza maggiore - sostiene -, ossia per impedimenti oggettivi che non consentono il regolare svolgimento delle operazioni di voto, quali, per esempio, le calamità naturali. Nulla, invece, è previsto nell'ipotesi di incandidabilità dei singoli soggetti".

Mercoledì scorso, dopo la proposta di slittamento delle consultazioni amministrative a Cefalù, avanzata dal prefetto di Palermo, "la giunta regionale ha approfondito con attenzione il caso, arrivando alla conclusione, all'unanimità, che - dice Chinnici - stando alla normativa vigente, in questa fase della competizione elettorale, il legislatore non ha previsto rimedi giuridici applicabili in tale ipotesi. Pertanto, qualsiasi intervento della Regione rappresenterebbe l'esercizio di un potere non attribuito dalla legge e quindi in contrasto con i principi costituzionalmente garantiti connessi all'esercizio del diritto di voto".

lunedì 30 aprile 2012

Grillo: "La crisi è peggio della mafia"


               PER  NON DIMENTICARE

                     a pochi giorni dalle elezioni regionali

Ferma condanna per le affermazioni di Grillo a Palermo: "La mafia non strangola le sue vittime". Gli artigiani siciliani: "Torni a fare il buffone". Fiorello commenta: "Ha detto una grande cazzata"


PALERMO - È rivolta per le parole pronunciate ieri a Palermo da Beppe Grillo durante il comizio di chiusura della campagna elettorale del candidato a sindaco di Palermo del Movimento cinque stelle. "Grillo dice che la mafia non ha mai strangolato i suoi clienti limitandosi a prendere il pizzo? Forse dimentica che ha anche ucciso le persone che il pizzo non hanno voluto pagarlo", ribatte Pina Maisano, vedova di Libero Grassi, l'imprenditore ucciso da Cosa Nostra per essersi ribellato al racket. Pina Maisano è sconcertata quando apprende delle dichiarazioni pronunciate ieri a Palermo dal comico genovese: "Per fortuna non avevo ancora letto i giornali, altrimenti mi sarei sentita male", dice, aggiungendo di "condividere pienamente" il coro di proteste che si è levato dai familiari di vittime della mafia. "Inizialmente - spiega - provavo una certa simpatia per Grillo. Adesso mi sembra solo un populista che cerca di cavalcare l'avversione della gente verso i partiti". "La politica è la cura della Polis, la difesa dell'interesse dei cittadini. Insomma è qualcosa di nobile. Se la mafia uccide le persone, la corruzione e la cattiva politica uccidono il Paese. Io personalmente non ho ricette, ma quello di Grillo mi sembra davvero un modo di fare politica pressappochista e superficiale".
"Grillo non sa niente di mafia, ha detto una grande cazzata", ha detto Fiorello, nel corso della sua rassegna stampa postata su YouTube. 

"Le parole di Beppe Grillo, che ieri a Palermo ha detto che la mafia non strangola i suoi clienti limitandosi a prendere il pizzo, sono un'offesa nei confronti di tutti i familiari delle vittime di Cosa Nostra e un insulto al lavoro svolto in questi anni dai magistrati e dalle forze dell'ordine", afferma Angela Ogliastro, sorella di Serafino Ogliastro, un ex poliziotto ucciso dalla cosca di Brancaccio nel '91 con il metodo della lupara bianca. "Io e i miei genitori - spiega la sorella dell'ex poliziotto - non abbiamo nemmeno il corpo di Serafino da potere piangere. Come si permette Grillo a fare l'elogio della mafia in una città che gronda sangue di vittime innocenti? Perché non era in piazza con noi il 21 marzo scorso, nella sua Genova, per la Giornata della memoria organizzata da Libera in ricordo di tutte le vittime della mafia? Io c'ero insieme ai parenti di 900 persone uccisa da Cosa Nostra che lui ha offeso".


E anche la politica non risparmia critiche feroci alla provocazione di Grillo. "Grillo parla come un mafioso senza essere nemmeno originale. Gli stessi argomenti prima di lui li hanno gia utilizzati Vito Ciancimino e Tano Badalamenti. E come l'ultimo dei mafiosi non ha nemmeno il coraggio di confrontarsi pubblicamente sulle sue patetiche provocazioni", afferma Claudio Fava, figlio del giornalista Beppe Fava (ucciso dalla mafia nel 1984), membro della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Libertà. 


"La Sicilia ha perso uomini delle istituzioni come Pio La Torre e Piersanti Mattarella e anche cittadini come Libero Grassi nella lotta alla mafia e al pizzo; bisogna combattere la mafia e quella parte dello Stato che ha fatto da terreno fertile per l'egemonia mafiosa. Evitiamo di ignorare quegli uomini dello Stato che sono caduti per combattere la criminalità". Lo ha detto il candidato sindaco Leoluca Orlando commentando a margine di una conferenza stampa organizzata da Libera, Addiopizzo e professionisti liberi le parole pronunciate ieri da Beppe Grillo a Palermo.
"Le parole vergognose pronunciate ieri a Palermo da Grillo suonano inaccettabili nel giorno della memoria di Pio La Torre", scrive nel suo blog il vice coordinatore di Futuro e Libertà, Fabio Granata. "Oggi, nel suo ricordo, riaffermiamo i valori della "bella politica" contro tutte le mafie e contro gli utili idioti che, attraverso la demagogia, criminalizzano tout court la politica e allontanano i cittadini dalla partecipazione attiva. E siccome Grillo non è per niente stupido, - prosegue Granata - il suo messaggio è ancora più inquietante e assume il profilo di una pericolosissima manovra elettorale verso determinati ambienti". "Don Beppe, Vossia ha ragione. La mafia è solo un'invenzione dei giornalisti. Non esiste. E' lo Stato il vero assassino", ironizza la coordinatrice nazionale dei club di Grande Sud, Costanza Castello.


"La Sicilia ha pianto grandi uomini, da Pio La Torre a Libero Grassi, che hanno sacrificato la loro vita per una terra libera dalla mafia e dal racket: dunque, la Sicilia di tutto ha bisogno tranne che delle parole di Grillo, che sono un vero e proprio schiaffo alla nostra storia", dice Mario Filippello, segretario regionale della Confederazione nazionale dell'artigianato. "Non ci aspettiamo nè scuse nè rettifiche - aggiunge - il comico genovese torni a fare il buffone, l'unica cosa che sa fare bene" 



(

VERGOGNATI !!!!!!

ECCO L'ANTIPOLITICA DI GRILLO & C.

Abbiamo tratto dalla edizione online del Corriere della Sera l'articolo che ci dimostra chi è il rappresentante dell'antipolitica, mi riferisco al guitto Grillo, ed il suo modo di pensare:



PALERMO

Polemica sulle frasi choc di Grillo: i partiti sono peggio della mafia, strangolano le vittime

Pina Maisano, vedova di Libero Grassi: «La mafia ha ucciso le persone che il pizzo non hanno voluto pagarlo»

Beppe Grillo (Ansa)Beppe Grillo (Ansa)
MILANO - Quella di Beppe Grillo sembra veramente una clamorosa scivolata. Dire che la «mafia non ha mai strangolato i suoi clienti limitandosi a prendere il pizzo» a Palermo e per giunta nell'anniversario della morte di Pio La Torre ha scatenato una selva di polemiche anche tra i potenziali elettori del «Movimento 5 stelle» che in Sicilia scenderà in campo anche alle prossime amministrative del 6 e 7 maggio. Profondamente indignata Pina Maisano, vedova dell'imprenditore Libero Grassi che pagò con la vita il suo rifiuto di piegarsi al racket del «pizzo». «Grillo -afferma- forse dimentica che la mafia ha anche ucciso le persone che il pizzo non hanno voluto pagarlo». «La politica è la cura della Polis, la difesa dell'interesse dei cittadini è qualcosa di nobile. Se la mafia uccide le persone - aggiunge la Maisano - la corruzione e la cattiva politica uccidono il Paese. Io personalmente non ho ricette, ma quello di Grillo mi sembra davvero un modo di fare politica pressappochista e superficiale».
LE DICHIARAZIONI - Le dichiarazioni di Grillo sonoarrivate in occasione della presentazione del candidato sindaco del movimento 5 stelle a Palermo, Riccardo Nuti. Il comico genovese ha parlato della crisi economica, della delegittimazione dei partiti e poi la battuta risultata quantomeno infelice: «La mafia non ha mai strangolato i suoi clienti - ha detto - si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un'altra mafia che strangola la sua vittima».
SDEGNO DEI PARENTI DELLE VITTIME - Subito sono insorti i rappresentanti delle forze politiche e soprattutto i parenti delle vittime di mafia. «Le parole vergognose pronunciate da Grillo suonano inaccettabili nel giorno della memoria di Pio La Torre» scrive sul suo blog il vice coordinatore di Fli, Fabio Granata. «E siccome Grillo non è per niente stupido -prosegue- il suo messaggio è ancora più inquietante e assume il profilo di una pericolosissima manovra elettorale verso determinati ambienti. La mafia cerca sempre contenitori sui quali contarsi e pesare e in una fase di transizione come questa, parole di comprensione e di sostanziale legittimazione verso Cosa Nostra sono inquietanti e pericolose». «Grillo parla come un mafioso senza essere nemmeno originale. Gli stessi argomenti prima di lui li hanno gia utilizzati Vito Ciancimino e Tano Badalamenti. E come l'ultimo dei mafiosi non ha nemmeno il coraggio di confrontarsi pubblicamente sulle sue patetiche provocazioni». attacca Claudio Fava della Segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Libertà e figlio di Pippo Fava, il giornalista ucciso dalla mafia. «Le parole di Beppe Grillo sono un'offesa nei confronti di tutti i familiari delle vittime di Cosa Nostra - afferma Angela Ogliastro, sorella di Serafino Ogliastro, un ex poliziotto ucciso dalla cosca di Brancaccio nel '91 - sono un insulto al lavoro svolto in questi anni dai magistrati e dalle forze dell'ordine. Come si permette Grillo a fare l'elogio della mafia in una città che gronda sangue di vittime innocenti?» «Queste frasi - aggiunge Vincenzo Di Girolamo, segretario provinciale del PD di Palermo - sono uno sfregio profondo alla Sicilia, oltretutto sono ancora più gravi perchè arrivano proprio mentre ricordiamo il sacrificio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo.


Alfio Sciacca
30 aprile 2012 | 14:11

martedì 24 aprile 2012

MANI IN ALTO !!!!!


Share on emailShare on oknotizieMore Sharing ServicesIl ministero dell’Interno: “Responsabilità di Sgarbi nell’infiltrazione mafiosa a Salemi”Il ministero dell’Interno: “Responsabilità di Sgarbi nell’infiltrazione mafiosa a Salemi”
Il ministero dell’Interno: “Responsabilità di Sgarbi nell’infiltrazione mafiosa a Salemi”

La relazione sullo scioglimento del comune siciliano, firmata dal ministro Cancellieri, accusa il critico-politico: "Non ha arginato le interferenze dell'onorevole Giammarinaro", già sorvegliato speciale. Sottolineati i "vincoli criminali" del vicesindaco Favuzza. E l'amministrazione del polemista televisivo faceva soltanto "antimafia di facciata"

di Rino Giacalone | 22 aprile 2012

Vittorio Sgarbi
Nell’infiltrazione mafiosa nel Comune di Salemi “il sindaco ha precise responsabilità”. Il sindaco è Vittorio Sgarbi e a scrivere questo atto d’accusa è il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, nella relazione sullo scioglimento dell’amministrazione della cittadina in provincia di Trapani.
“Ritardi e inerzie nell’assegnazione e gestione dei beni confiscati, formazione degli atti fuori dalle sedi istituzionali, libera determinazione fortemente ostacolata, applicazione di facciata dei protocolli di legalità”. Tutto a favore dei voleri delle cosche mafiose locali. E’ pesantemente sanzionatorio il risultato dell’ispezione prefettizia condotta presso il Comune di Salemi, tanto che il ministro dell’Interno Cancellieri ha chiesto e ottenuto dal governo il via libera allo scioglimento per mafia degli organi amministrativi. Un’amministrazione controllata da un ex sorvegliato speciale, l’ex deputato regionale della Dc, l’andreottiano Pino Giammarinaro. “Puparo e regista nemmeno tanto occulto”, così indicato nel rapporto investigativo che lo scorso anno ha portato il questore di Trapani, Carmine Esposito, a chiedere al Tribunale l’applicazione di 5 anni di sorveglianza speciale, e il sequestro di beni per 30 milioni di euro.

Tutto racchiuso nel rapporto “Salus Iniqua” frutto del lavoro investigativo della direzione anticrimine guidata dal dirigente Giuseppe Linares. In quel rapporto, l’onorevole Giammarinaro è indicato a capo di un “regno”, tra mafia, politica e sanità. Da quel rapporto ha preso il via l’ispezione al Comune di Salemi dove nel 2008, voluto e sostenuto proprio da Giammarinaro, è stato eletto sindaco Vittorio Sgarbi. Nei confronti di Sgarbi la relazione firmata dal ministro Cancellieri è severa: “l’amministrazione, col sindaco e vicesindaco, non ha posto alcun argine al condizionamento esercitato dall’on. Giammarinaro”. Il giudizio è drastico. Secondo il Viminale, nel procurato inquinamento mafioso “il sindaco ha precise responsabilità”. E che tutto giostrasse attorno all’on. Giammarinaro, l’ispezione lo conferma con le parole dello stesso Sgarbi: “E’ il sindaco ad affermare la centralità della figura di Giammarinaro, anche a proposito della attribuzione di incariche e nomine”.

Sono stati registrati casi in cui l’on. Giammarinaro raggiungeva in auto l’aeroporto di Palermo, andando a prelevare di persona il sindaco Sgarbi, per fargli firmare in auto provvedimenti che poi risulteranno sottoscritti a palazzo Municipale. La relazione sottolinea inoltre il ruolo del vicesindacoAntonella Favuzza: “Il vicesindaco è legato da stretti vincoli con noti e storici esponenti delle locali famiglie criminali….”. Un’amministrazione che praticava una antimafia di facciata, a proposito di appalti pubblici. Applicava il protocollo di legalità intestato al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e poi aggiudicava i lavori di ristrutturazione del Municipio ad un imprenditore che era stato in carcere per turbativa d’asta. 
iunta sedeva poi un assessore che nel 2011 fu condannato per truffa aggravata. A Pino Giammarinaro, il sindaco Sgarbi ha permesso partecipare a riunioni di giunta, senza verbalizzarne la presenza ovviamente. E a casa dell’ex deputato fu scritto un bilancio di previsione del Comune. Tra i casi sottolineati, quello della mancata assegnazione di un terreno di 70 ettari confiscati al narcotrafficante mafioso Totò Miceli, uomo fidato del latitante Matteo Messina Denaro. La relazione evidenzia come quel terreno stesse per essere assegnato all’associazione di assistenza sanitaria Aias. Su questo Sgarbi chiese a un assessore: “Pino che ne pensa?”. L’onorevole ne poteva pensare solo bene: il presidente dell’Aias, l’ingegner Francesco Lo Troivato, risulta essere uno dei soggetti del potere esercitato dall’ex deputato sulla sanità.





sabato 21 aprile 2012

GIUSTIZIA E' FATTA !!!!

Pubblichiamo un articolo tratto dalla edizione online del "Fatto Quotidiano" relativa alla decisione del Tribunale di Marsala di considerare "incandidabile" l'ex sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi.Non avremmo voluto parlarne per non ritornare a citare il nome dell'ex sindaco, che per Salemi è solo inglorioso passato, ma la notizia rende in un certo senso giustizia alla città di Salemi: non si capiva ,infatti, come mai era stato sciolto il Consiglio Comunale quando, da quello che era stato reso noto, "le influenze esterne" avevano interessato più la giunta comunale che il Consiglio stesso.Il provvedimento del Tribunale di Marsala riporta il tutto ad una corretta logica.



"Sgarbi vuole fare il sindaco a Cefalù 
Ma per il tribunale di Marsala è incandidabile
I giudici si sono basati sulle relazioni degli ispettori inviati al Comune di Salemi dal Viminale. E dalle quali emerge che “lo sviamento dell’attività amministrativa” è stato “reso possibile, se non addirittura agevolato, dalle ripetute assenze del sindaco dal territorio di Salemi". Prima dello scioglimento per mafia, il primo cittadino era proprio il critico d'arte


Vittorio Sgarbi non può essere candidato a sindaco di Cefalù in quanto amministratore del Comune di Salemi che è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Lo ha deciso la sezione civile del tribunale di Marsala, sulla base di un ricorso del ministero dell’Interno. Il critico d’arte non intende tuttavia rinunciare. “Rispetto alla decisione della sezione civile del Tribunale di Marsala – si legge in una nota del suo ufficio stampa – Vittorio Sgarbi resta candidabile. Ogni valutazione di merito, e non meramente formale come quella del Tribunale di Marsala, è rimandata alla Corte di Appello di Palermo presso la quale gli avvocati del critico d’arte proporranno reclamo”.

I giudici di Marsala hanno deciso in base a una norma del testo unico sugli enti locali (articolo 143 della legge 267 del 2000) la quale stabilisce che “gli amministratori responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento non possono essere candidati alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, che si svolgono nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato dallo scioglimento, limitatamente al primo turno elettorale successivo allo scioglimento stesso, qualora la loro incandidabilità sia dichiarata con provvedimento definitivo”. Il tribunale ha preso in esame l’esito di un’ispezione al Comune di Salemi disposta dal ministro dell’Interno. La relazione degli ispettori sottolinea che a Salemi c’è stato uno “sviamento dell’attività amministrativa”. Lo “sviamento” è stato “reso possibile, se non addirittura agevolato, dalle ripetute assenze del sindaco dal territorio di Salemi; lo stesso primo cittadino ha peraltro più volte legittimato e delegato un ex politico (Giuseppe Giammarinaro, già sorvegliato speciale e sottoposto a sequestro preventivo dei beni, per 35 milioni di euro) alla gestione dell’attività amministrativa dell’ente”.

“Apprendiamo con soddisfazione della decisione della Sezione civile del Tribunale di Marsala (Tp) che, sulla base di un ricorso del Viminale, ha sancito che Vittorio Sgarbi non può essere candidato a sindaco di Cefalù (Pa), in quanto amministratore del Comune di Salemi, che è stato sciolto per infiltrazioni mafiose”. Lo dicono i senatori del Pd, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che avevano presentato un’interrogazione parlamentare in merito alla candidatura del critico d’arte a sindaco della cittadina normanna. “Apprendiamo dell’intenzione di Sgarbi di voler insistere, proponendo ricorso contro la decisione del Tribunale. Non possiamo che invitarlo a farsene una ragione, e comunque – aggiungono – tiriamo un sospiro di sollievo perchè, sebbene non avesse chance di vittoria, la sua esclusione evita turbative alla campagna elettorale dovute alle sue frequentazioni”.
Proprio oggi Sgarbi ha dato mandato all’avvocato Giampaolo Cicconi di procedere contro il Procuratore della Repubblica di Marsala, Alberto di Pisa, per omissione di atti d’ufficio e violazione dell’obbligatorietà dell’azione penale “in relazione a plurime denunce – si legge in una nota del suo ufficio stampa – su infiltrazioni mafiose nella concessione per impianti eolici e fotovoltaici nel territorio di Salemi”. La denuncia di Sgarbi fa inoltre riferimento a esposti e denunce su presunti abusi d’ufficio e falso in atti pubblici di funzionari di polizia e del locale comandante dei Carabinieri “In più occasioni – afferma Sgarbi – mi sono recato dal Procuratore di Pisa (che mi aveva chiesto sostegno giornalistico quando fu accusato di essere il “corvo” della Procura di Palermo) per esporgli le anomalie e le inquietanti situazioni da me riscontrate, oltre agli avvisi e alle minacce, telefoniche e scritte, e all’invio di teste mozze d’animali, senza ottenere alcun riscontro, ma un altrettanto inquietante muro di gomma”. “Mi chiedo perchè – aggiunge l’ex sindaco di Salemi – le mie denunce, precise e circostanziate, siano rimaste inascoltate. Questi atti omissivi rappresentano una vittoria della mafia; la quale ha ottenuto che il più rumoroso nemico degli interessi criminali nell’energia cosiddetta ‘pulità sia cacciato dalla Sicilia”."


Le altre notizie sull'argomento:


Palermo, 20 apr. (Adnkronos) - Il Tribunale di Marsala dichiara Vittorio Sgarbi "incandidabile" in vista delle prossime elezioni amministrative, ma il critico d'arte annuncia: "Mi candido lo stesso, questa è solo la sentenza di primo grado e ce ne sono altre 3, l'appello, la cassazione e la Corte di Strasburgo".
La sentenza che dichiara l'incandidabilità dell'ex sindaco di Salemi(Trapani) comune di recente sciolto per infiltrazioni mafiose è stata emessa questo pomeriggio dal Tribunale civile di Marsala. Il critico d'arte ha già annunciato che farà ricorso in appello. Saranno proprio i giudici della Corte d'Appello di Palermo a decidere sulla sua candidabilità, anche se Sgarbi insiste: "Mi candido a sindaco, questa è una sentenza tecnicamente insignificante. Sono e resto candidato - ha annunciato all'Adnkronos - fino alla sentenza definitiva, e questa non lo è. Appena la sentenza verrà notificata ai miei legali, cioè entro i prossimi 10 giorni, farò immediatamente ricorso alla Corte d'Appello".
Non solo. Sgarbi ha anche fatto sapere di avere "denunciato il procuratore capo di Marsala perché "due anni fa ho presentato diverse denunce ma sono rimaste sempre lettera morta". E tornando a parlare della sua candidatura a sindaco di Cefalù ha spiegato che "ogni valutazione di merito e non meramente formale come quella del Tribunale di Marsala, e' rimandata alla Corte d'Appello di Palermo".
E alla domanda su come si presenterà a sindaco a Cefalù se il tribunale di Marsala lo ha dichiarato incandidabile ha detto: "Intanto mi candido e se verrò eletto farò il sindaco, poi quando verrà emessa la sentenza definitiva ne riparleremo". Proprio nei giorni scorsi sulla candidatura di Sgarbi a sindaco di Cefalù ci sono state diverse polemiche sulla sua vicinanza a Giuseppe Farinella, cugino di un pregiudicato per mafia.