venerdì 8 febbraio 2013

QUANTO C'AZZECCANO I SONDAGGI ?? MAH !!!!

Nelle ultime ore sono apparsi sui quotidiani italiani diversi sondaggi, ne abbiamo scelto due che la dicono lunga su quanto valgono, tolto l'effetto propaganda, in termini reali !

Sondaggio pubblicato sull'Huffington Post (Gruppo Espresso)
Sondaggio pubblicato sul Corsera


Quanto c’azzeccano i sondaggi? Non troppo,e un motivo c’è!

La richiesta di quantificare ogni notizia della campagna elettorale e il problema culturale del campione. Indagine su numeri imperfetti e uso politico della parola “trend”

E l’acquisto di Balotelli quanto vale? E l’uscita su Mussolini a quanto corrisponde? E la gaffe sulle bidelle quanto pesa? E il ritorno di Renzi quanto conta? E la performance da Santoro a quanto è stimata? E le battute su Monti quanto fruttano? E le inchieste su Monte dei Paschi quanto giovano? A poche settimane ormai dalle elezioni (24 e 25 febbraio) c’è un piccolo ma significativo fenomeno a metà tra il politico e lo statistico con cui ancora una volta i protagonisti della campagna elettorale sono costretti a confrontarsi a cadenza più o meno quotidiana. Il fenomeno in questione riguarda da un lato il tentativo incessante (soprattutto da parte dei giornalisti) di voler quantificare le conseguenze di una qualsiasi novità della corsa elettorale e dall’altra il tentativo  di dare una connotazione squisitamente politica a quelle che in teoria dovrebbero essere delle semplici e oneste fotografie di semplici e oneste dichiarazioni di voto.
Insomma, lo avrete notato anche voi: non c’è argomento su cui, negli ultimi tempi, i sondaggisti non siano stati interpellati per “misurare” il peso specifico di una notizia elettorale; e non c’è giorno in cui i vari Renato Mannheimer, le varie Alessandra Ghisleri e i vari Roberto Weber  non siano costretti a rispondere a domande (spesso surreali) come quelle ascoltate in questi giorni: “Quanto vale Balotelli?”. Sondaggi, sondaggi, sondaggi, sondaggi, sondaggi. 
Sondaggi spesso offerti sotto forma di opinioni e di interviste (“Secondo me Balotelli vale…”) e sondaggi spesso offerti invece sotto forma di tradizionale ricerca demoscopica.
Come spesso capita durante una campagna elettorale, i sondaggi, si sa, vengono per lo più utilizzati dagli inseguitori (oggi Berlusconi, ieri Renzi) per dimostrare che il “trend è cambiato”, che “la rimonta è possibile” e che “la distanza tra noi e loro si è ridotta”, ma anche da chi viene dato in testa per comfermare che difficilmente sarà raggiungibile.Pertanto il tuo voto può apparire determinante, e ti spinge ad andare a votare, cosa peraltro accettabile, e magari poi rimontiamo davvero o dimostriamo che eravamo irraggiungibili. Il meccanismo qualche volta funziona (nel 2006, per dire, funzionò alla grande) qualche volta non produce effetti (vedi Renzi-Bersani) ma in entrambi i casi riesce a essere innescato dai candidati anche sfruttando una vecchia “credenza” sui sondaggi italiani.
Un problema che potremmo sintetizzare così: “In Italia non esiste un sondaggio uguale all’altro, anche a causa della soggettività nella scelta dei parametri caratterizzanti la scelta del campione (sesso, età, grado di istruzione, professione, regione di residenza… e qualunque altro carattere che sia possibile o ragionevole immaginare). E quindi, non esistendo un sondaggio uguale all’altro, in campagna elettorale un candidato, scegliendo bene il sondaggio che gli fa più comodo, può tentare di dimostrare più o meno quello che crede”.
Romano Scozzafava, professore ordinario di Calcolo delle probabilità all’Università di Roma,ci pone davanti ad un interrogativo  che è la vera domanda che probabilmente si pongono tutte le persone di buon senso che ogni giorno si ritrovano di fronte a questo o a quel sondaggio: ma i sondaggi in Italia ci azzeccano oppure no? 
Chiedersi se ci si possa fidare di questo o quel sondaggista sarebbe tendenzioso, e non si può dire che i sondaggisti italiani non siano rigorosi nel compiere le loro ricerche – semmai il problema sono i giornali e i telegiornali che danno in pasto al lettore e al telespettatore i sondaggi senza spiegare bene che non si tratta di previsioni ma di semplici fotografie.
Dunque, il problema è un altro, ed è un problema che viene quasi naturale porsi andando a ripescare il numero non indifferente di “sorprese” che si sono verificate negli ultimi anni in diverse elezioni del nostro paese. Ma a ben guardare all'origine delle non rare discordanze tra numeri dei sondaggi e risultati elettorali c’è un problema reale che non è solo di carattere metodologico. Bisogna ,quindi, porsi una domanda: perchè i sondaggi in Italia riescono a fotografare quello che è prevedibile e mai,invece, quello che è imprevedibile?. Come mai? Le ragioni sono due e nascono da due  problemi: da un lato il numero non elevato di persone interpellate dai sondaggisti; dall’altro il metodo con cui viene selezionato il campione. Se sul numero di persone sentite si può discutere se questo sia sufficiente o insufficiente (in Italia la media degli intervistati varia da 500 a 1.000 persone; in Inghilterra è quasi il doppio; ma negli Stati Uniti, dove la popolazione è maggiore rispetto al nostro paese, le persone interpellate sono sempre un migliaio); si può invece discutere meno sul fatto che all’origine degli errori dei sondaggi, e all’origine anche delle notevoli differenze che esistono tra un sondaggio e un altro, c’è una questione legata al modo con cui vengono scelte le persone che fanno parte del campione. Non è solo una questione tecnica.
Il vero punto però, e la vera ragione per cui i sondaggi spesso ci offrono delle fotografie inesatte, è che i sondaggisti, in Italia, utilizzano un metodo non impeccabile:’, cioè una rilevazione diretta realizzata attraverso interviste telefoniche su rete fissa. Rete fissa, sì: vuol dire che quando vedete un sondaggio, tranne rarissime occasioni, le persone che vengono interpellate sono quelle che hanno intestato un numero di telefonia fissa”. Solo quelle, già.Di conseguenza i più giovani, e quelli che per esempio hanno solo un telefonino e non hanno intestato alcun numero di telefonia fissa e che sono poi il campione tradizionalmente più indeciso che determina il risultato di un’elezione, non vengono intercettati: e in un certo senso la ragione per cui i risultati imprevedibili spesso non si riescono a prevedere dipende proprio da questo problema qui. 

Come se ne esce?

La composizione spesso monolitica del campione di cui si nutrono i sondaggi italiani, oltre a favorire l’eterogeneità delle rilevazioni (qualcuno ha capito quanto sono distanti realmente Berlusconi e Bersani?), contribuisce anche a creare un circolo vizioso che, alla lunga, giova ai grandi partiti e produce un’altra specie di profezia che si autoavvera: che i sondaggi sono uno strumento che può influenzare il voto, al punto che sono vietati nelle ultime due settimane di campagna elettorale. Proprio perché hanno un ruolo così delicato, è assurdo che in Italia vengano confezionati in modo distorsivo e utilizzati come strumenti di propaganda. I sondaggi che ci vengono proposti si basano infatti su valori dell’ordine di 800-1.000 persone. E se considerate che l’errore ‘standard’ oscilla fra il tre per cento e il cinque per cento è ovvio che, per una questione matematica, si creino delle falsificazioni. In questo senso il risultato è paradossale: i piccoli o i nuovi partiti scompaiono dai radar dei sondaggi a meno che non abbiano risultati eclatanti ( vedi M5S). Naturalmente sarei sciocco se dicessi che i piccoli partiti sono piccoli a causa dei sondaggi, ovvio. Ma dal mio punto di vista il vero pericolo è l’utilizzo che ne fanno i committenti, ovvero trasmissioni tv e media che li usano per amplificare il loro già enorme potere di condizionamento dell’opinione pubblica – anche perché, non dimentichiamolo, siamo sempre il paese delle lottizzazioni e dei conflitti di interessi partitocratici. Quel che sarebbe auspicabile, dunque, è che si riconoscano i limiti attuali dei sondaggi e l’adozione di criteri più trasparenti e rigorosi, un sistema di controllo terzo che abbia il compito di vigilare sul rigore della raccolta dati, anche per mettere al sicuro gli elettori dal rischio che chi controlla i sondaggi sia influenzato dai suoi committenti.
Il riferimento al rischio che chi controlla i sondaggi sia influenzato dai suoi committenti è legato al fatto che non è raro ritrovarsi di fronte a sondaggi che spesso danno più peso al partito o al politico che li commissiona. La tesi del conflitto di interesse, però, non sembra avere basi solidissime, e semmai l’impressione è che le differenze tra i numeri dei vari sondaggi (che in effetti esistono) siano legate, piuttosto, ai diversi campioni scelti dagli istituti di ricerca. Dunque, come se ne esce? Ci si può fidare dei sondaggi?
Il sistema del controllo terzo potrebbe essere una buona opzione ma, com’è ovvio, non è sufficiente a garantire un campione significativo finché continua a rivolgersi ad abbonati al telefono con utenza fissa. Dal punto di vista culturale, invece, si deve tener presente che i sondaggi hanno solo un carattere probabilistico. Anche se essi tentano di documentare gli effetti della campagna elettorale, non possono, per loro natura, prevederne gli esiti. In definitiva, occorre considerare i sondaggi per quello che sono: fotografie sfocate, non vaticinii”.


mercoledì 6 febbraio 2013

Dieci domande a Bersani su Mps !


l Partito fa il partito, la banca fa la banca. Alza un bel muro, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Lui sta da una parte, i banchieri di Siena, quelli di ieri che hanno svuotato il più antico istituto di credito al mondo e quelli di oggi che tentano di salvarlo, dall'altra.

Ma questo muro dev'essere un argine invisibile. Non c'era quando Mussari arrivava nel 2001 alla testa della Fondazione, benedetto dalla dirigenza del partito. Fra una standing ovation e l'altra. Non c'era quando la Fondazione, che controlla in modo ferreo, oggi per fortuna un po' meno, l'istituto di credito era una galleria di facce targate Pd e ancora Pd: 13 su 16 nel board che conta. E non c'era nemmeno quando Mussari, dopo aver fato il bello e il cattivo tempo per un decennio e anche più, se n'è andato. Consegnando cumuli di macerie alla collettività.
1. Onorevole Bersani, lei afferma di non avere alcun imbarazzo per la vicenda Mps perché il Pd si occupa di politica, non di banche. Perfetto. Però Massimo D'Alema, che se non sbaglio è del suo stesso partito, ha dichiarato alla Stampa: «Noi, e per noi intendo il Pd di Siena nella persona dell'ex sindaco Franco Ceccuzzi, Mussari lo abbiamo cambiato un anno fa, assieme a tutto il consiglio d'amministrazione del Monte dei Paschi». Il Pd di Bersani non si occupa di banche, il Pd di D'Alema invece sì, al punto di cambiare tutto il vertice del Mps?
2. Il partito non si occupa di banche, però i 16 membri del comitato d'indirizzo della Fondazione Mps che a sua volta controlla la banca vengono così nominati: 8 dal Comune di Siena, targato Pd, 5 dalla Provincia di Siena, targata Pd, 1 dalla Regione Toscana, targata Pd e uno a testa, infine, dall'università e dalla Curia. Il Pd non ha le mani nella banca ma ha, a stare bassi, tredici dei suoi uomini nello strategico comitato d'indirizzo della Fondazione. Tredici su sedici: non è un è po' troppo per dire che il partito è estraneo alla banca?
3. Il Pd non poteva sapere, perché il Pd, e i DS prima del Pd, e il Pds, prima dei Ds, e il Pci, prima di tutti gli altri, pensa alla politica. Però tutti questi partiti, che poi sono lo stesso nelle sue diverse evoluzioni, seguivano con attenzione quel che avveniva in una città simbolo come Siena. Le risulta che uno dei cavalli di battaglia del candidato sindaco Franco Ceccuzzi fosse: «La Fondazione non scenderà mai sotto il 50 per cento della banca»? Come mai Ceccuzzi diventò sindaco contravvenendo alla regola aurea che lei adesso richiama: «Il Pd non si occupa di banche»?
4. Ceccuzzi fu di parola. A luglio 2011, la Fondazione si svenò sottoscrivendo un aumento di capitale della banca e così s'indebitò, facendo saltare tutti i parametri, per mantenere il controllo assoluto della banca. Non vede una certa coerenza fra i comizi di Ceccuzzi e il comportamento della Fondazione? E, dettaglio ulteriore, le risulta pure che questa coerenza fosse il frutto di un documento scritto, con la Fondazione come cassa di risonanza dei desiderata del primo cittadino? Coda curiosa: il collegio sindacale della Fondazione si oppose all'aumento di capitale, ma l'operazione andò avanti...
5. Le risulta anche che il tentativo di svecchiare e rinnovare la Fondazione, che ripeto è la cabina di regia della banca, sia partito proprio dall'unico posto da cui poteva partire cioè il gruppo del Pd in consiglio comunale, grossomodo alla fine del 2011? E forse le risulta anche che il tentativo di cambiamento provocò una feroce spaccatura dentro il partito nella città del Palio e che il sindaco, sempre per seguire la massima che la politica è estranea alla banca e alle sue vicende, di fatto governò il rinnovamento della Fondazione centellinando le facce nuove?
6. L'ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, avvocato calabrese e storico militante del Pci-Pds-Ds, nel periodo che va dal 27 febbraio 2002 al 6 febbraio 2012 ha versato a titolo personale nelle casse del partito, il suo partito, 683.500 euro. Forse avete cacciato un vostro disinteressato benefattore? Certo, i soldi sono stati destinati alla federazione provinciale di Siena, ma questo basta per dire che Roma non c'entra niente con questa storia? Comunque ancora ad agosto 2012, con la banca in acque agitate, Mps sponsorizzava con 10 mila euro la Festa del Pd. Marketing? Mah. Piuttosto, sempre e solo simpatia?
7. Le risulta che l'arrivo dell'avvocato Mussari nel 2001 alla testa del Monte dei Paschi fosse stato sponsorizzato, sempre per il principio che il partito non fa incursioni nel mondo della finanza, dai seguenti personaggi: il magnifico rettore dell'università Luigi Berlinguer, oggi curiosamente capo dei probiviri del Pd; il parlamentare eletto in città Franco Bassanini; Massimo D'Alema e Giuliano Amato da Roma? D'Alema del resto rivendica, come abbiamo ricordato un momento fa, l'uscita di scena di Mussari, dunque tutto torna. O no?
8. L'alleanza fra i quattro, il quadrilatero, si ruppe rovinosamente negli anni successivi ai tempi dell'operazione Unipol. A dirlo, sempre in base al fatto che il partito fa gli affari suoi e pure quelli delle banche, fu proprio Bassanini in un'intervista a Panorama: «Consorte e D'Alema fecero pressioni su Siena perché si alleasse con Unipol», ovviamente nella scalata a Bnl. «Chi difese l'autonomia di Mps - prosegue Bassanini - come me e Amato venne emarginato». Non le pare, visto tutto quello che è successo, un'accusa grave?
9. Massimo Mucchetti, autorevole giornalista economico per lungo tempo vicedirettore ad personam del Corriere della sera, oggi che è candidato del suo partito, capolista al Senato in Lombardia, dice ala Stampa: «Non vedo una responsabilità oggettiva del partito, ma della città». Solo che la città è da sempre nelle mani del partito comunista e dei suoi eredi. Insomma, passando per Siena non è che si ritorna Roma, alla sede del suo partito? Non è che buttare tutte le colpe, passate, presenti e future, sulle teste calde del Granducato di Toscana sia un modo un po' troppo comodo per sfuggire a responsabilità che sono molto più grandi e gravi?
10. C'è chi dice che l'attuale numero uno di Mps Alessandro Profumo sia stato scelto a Roma, dopo frenetiche consultazioni ai piano alti del suo partito. Solo malignità e voci incontrollabili che non meritano nemmeno una precisazione? Certo, Profumo, che pure sta meritoriamente aprendo i cassetti in cui sono custoditi i segreti e le sofferenze della banca, si è impegnato in campagna elettorale sostenendo in Lombardia il candidato del centrosinistra al Pirellone Umberto Ambrosoli. Insomma, siamo ancora al tanto vituperato collateralismo fra il partito e l'istituto di credito più antico ma oggi anche più invecchiato al mondo?
 Ven, 25/01/2013





LE SCELTE DEL GOVERNO REGIONALE SULLA FORMAZIONE !!


               Terremoto Formazione !

Dietro la scelta del governatore Crocetta e dell'assessore Scilabra la necessità di voltare pagina.

Al termine di una lunga riunione negli uffici della presidenza fra il neo governatore Rosario Crocetta e l'assessore Nelli Scilabra si è deciso di voltare pagine per ritrovare “trasparenza, correttezza, efficienza e coerenza nell'azione amministrativa”. Così c'è scritto nei decreti che saranno notificati a chi dovrà lasciare il Dipartimento. Saranno gli atti ufficiali del trasferimento di massa che ieri ha provocato un terremoto negli uffici di via Ausonia, a Palermo.

Il settore, lo ammettono per primi gli addetti ai lavori, fa acqua da tutte le parti. Il marasma delle rendicontazioni, l'impossibilità di controllare la regolarità dei corsi, il mancato pagamento degli stipendi degli operatori nonostante l'erogazione dei finanziamenti, i casi di dipendenti regionali che si sono appropriati di soldi pubblici finiti nei loro conti corrente personali, le parentopoli: tutto ha contribuito a scatenare la reazione dei nuovi vertici dell'assessorato. I numeri sono impietosi: sessanta persone, fra dirigenti e funzionari, trasferiti. Restano a disposizione dell'assessorato alla Funzione pubblica, in attesa di conoscere il nuovo incarico. “Quando la squadra non funziona - dice qualcuno bene informato - bisogna cambiare le cose”.
Sulle scelte dell'assessore, spiegano i bene informati, non avrebbero pesato le inchieste della magistratura. Di Formazione si stanno occupando la procura della Repubblica e quella regionale della Corte dei conti. È stato deciso di voltare pagina prima ancora di conoscere gli esiti investigativi e prima ancora di analizzare le rispose di dirigenti e funzionari sul delicato tema delle parentele nel mondo della Formazione. Gli è stato chiesto di autodenunciare interessi, diretti e indiretti, nel settore. Hanno risposto in massa, ma in pochi - una ventina in tutto - hanno ammesso che qualcuno, in famiglia, dirige un ente di formazione che incassa contributi dall'assessorato oppure vi lavora come docente.

Senza contare che la politica, da sempre, ha messo le mani sulla Formazione. Non  a caso il governo ha già depositato all'Assemblea regionale siciliana un disegno di legge sulle incompatibilità per fermare il fenomeno delle parentele politiche proprio negli enti di formazione in alcuni casi trasformati in bacini elettorali.

Lo scandalo parentopoli si è aggiunto alla mancata rendicontazione. E' il nocciolo della questione amministrativa. Riuscire a sapere come siano stati spesi milioni di euro è una missione impossibile. Ci sono tremila corsi, o giù di lì, di cui si sa poco o niente. A cominciare dal numero dei giovani che li hanno frequentati. Una cosa è certa, però: la stragrande maggioranza è già stata pagata profumatamente, con una copertura delle spese che tocca l'80 per cento del totale. Eppure, come ha scoperto l'inchiesta del mensile S, in molti casi ai corsi ha partecipato meno della metà degli allievi previsti. Nei casi limite sono stati spesi 120 mila euro per formare una sola persona.

Ce n'era abbastanza per adottare il provvedimento di trasferimento di massa che coinvolge metà del personale del Dipartimento e con il quale, secondo il presidente Rosario Crocetta "si mette fine ad una gestione consolidata, nel settore Formazione che ha coinvolto l'assessorato, in questi anni, in una serie infinita di scandali. Comincia un nuovo percorso che dovrà garantire tutti i dipendenti dei vari enti di formazione, ma escluderà dalla Formazione gli enti che non sono in regola con le informative antimafia, che non pagano i dipendenti e che non svolgono correttamente i corsi".

LA FORMAZIONE IN SICILIA !!!!!

"La Formazione"in Sicilia, tradizionale feudo democristiano nella prima repubblica e del PD oggi, è da tempo sotto la lente d'ingrandimento della magistratura contabile: L'indagine della Corte dei Conti  mette sotto accusa non solo gli Enti che la gestiscono ma anche alti dirigenti regionali e politici richiedendo loro la restituzione di milioni di euro.
Ecco un'altro ramo secco della finanza pubblica, certamente fonte di lavoro per molte persone, ma anche fonte di clientelismi e di sperperi non più sopportabili.Sarebbe opportuno che all'indagine della magistratura contabile si affiancasse quella della magistratura penale perchè è impensabile che la restituzione di milioni di euro, richiesta dalla Corte dei Conti, non abbia alla base possibili reati penali.
Riportiamo di seguito un articolo odierno del quotidiano online LiveSicilia, abbastanza esplicativo di ciò che sta succedendo. 


LA CORTE DEI CONTI

Formazione, arriva un altro terremoto 
Trentacinque enti messi in mora: "Restituite i soldi"

Mercoledì 06 Febbraio 2013 -  

La Procura regionale della Corte dei conti cita in giudizio ex assessori e dirigenti. In cima alla lista Patrizia Monterosso, a cui viene contestato un danno erariale da un milione e 200 mila euro per le integrazioni concesse fra il 2008 e il 2009. Contemporaneamente il dipartimento della Formazione fa partire trentacinque atti stragiudiziali di messa in mora per altrettanti enti.


La Procura regionale della Corte dei conti cita in giudizio sette persone, fra ex assessori e dirigenti, e contemporaneamente il dipartimento della Formazione batte cassa. Dagli uffici di via Ausonia sono partiti trentacinque atti stragiudiziali di diffida e messa in mora per altrettanti enti. Dovranno restituire oltre sette milioni di euro di integrazioni che hanno ricevuto per organizzare i corsi tra il 2007 e il 2009. Soldi a cui la stragrande maggioranza degli enti non ha alcuna intenzione di rinunciare, visto che non ha ricevuto alcuna contestazione dagli organi di controllo. Questo significa che si aprirà un inevitabile contenzioso con la Regione. Non è cosa da poco, visto che con la restituzione delle somme verrebbe meno l'ipotesi di danno erariale e cadrebbe l'intero processo davanti alla Corte dei conti.

La magistratura contabile ha citato in giudizio Patrizia Monterosso, oggi segretario generale di Palazzo d'Orleans ed ex dirigente generale alla Formazione (le viene contestato un presunto danno erariale da un milione e 270 mila euro); gli ex assessori al lavoro Carmelo Incardona (830 mila euro), Santi Formica (386 mila euro) e Luigi Gentile (224 mila euro); l'ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che per un periodo mantenne la delega alla Formazione (224 mila euro); Alessandra Russo, ex dirigente del Dipartimento (386 mila euro) e l'ex dirigente del servizio gestione, Antonino Emanuele (265 mila euro).

Sono tutti indagati per le integrazioni concesse dalla Regione agli enti di formazione professionale. Un metodo, quelle delle integrazioni, che è già costato la condanna all'ex assessore Mario Centorrino e che secondo i pm contabili “avrebbe consentito all'ente di scaricare sull'erario regionale i propri costi di impresa”. L'inchiesta riguarda i Prof, i Piani regionali dell'offerta formativa, varati tra il 2007 e il 2009. Gli atti di messa in mora firmati il 25 gennaio scorso dal capo del Dipartimento, Anna Rosa Corsello, da un lato “certificano” il pagamento delle integrazioni che oggi vengono contestate dalla Procura contabile. Dall'altro, però, qualora i soldi venissero restituiti potrebbe venire meno il danno erariale e con esso la contestazione mossa ad ex assessori e dirigenti. Il condizionale è più che mai d'obbligo visto che gli enti, non avendo alcuna responsabilità nella vicenda, annunciano battaglia legale.
Intanto in trentacinque hanno ricevuto la messa in mora e devono restituire i soldi. da poche decine di migliaia di euro a cifre ben più cospicue. Eccoli: Anfe (oltre due milioni di euro), C&B (45 mila euro), Ecap (28 mila euro), Ecap Agrigento (129 mila euro), Politea (19 mila euro), Anfe Siracusa (11 mila), Ecap Caltanissetta (5 mila), Cirs Onlus Messina (6 mila e 800), Eris Catania (7 mila e 500), Asaform (6 mila), Noè Patti (2 mila e 100), Enaip Palermo (38 mila), Cormorano (38 mila), Cefop (un milione e 500 mila euro), Enfaga Palermo (143 mila), Aegee Palermo (mille e 700), Ciofs Catania (205 mila), Cesifop Palermo (81 mila), Mac Siracusa (45 mila), Ecoform Palermo (58 mila), Anfe Catania (111 mila), Enaip Agrigento (4 mila e 800), Cas Onlus (37 mila), Geoinformatica Caltanissetta (9 mila), Elaborando Catania (81 mila), Ial Cisl Palermo (372 mila), Aram Messina (un milione di euro), Nuovo Caimano Borgetto (33 mila), Endo Fap Palermo (12 mila), San Pancazio (6 mila e 400), Interefop Palermo (63 mila), Mathesis Palermo (5 mila e 500), Iraps Onlus Catania ( 75 mila), Isstref Trapani (52 mila), Iripa Sicilia (21 mila).

Resta da valutare cosa potrebbe accadere agli enti nei prossimi giorni. Un'eventuale posizione “debitoria” nei confronti del Dipartimento e l'apertura dell'istruttoria per recuperare le somme impedirebbe loro di incassare la trance dei pagamenti dell'Avviso 20 previsti nei prossimi giorni? Senza contare che la vicenda potrebbe fare da apripista per battere cassa con altre centinaia di enti. L'inchiesta della magistratura contabile, infatti, riguarda un'ipotesi di danno erariale che supera i trenta milioni di euro.

martedì 5 febbraio 2013

VERSO LE ELEZIONI !!!!

Bisogna riconoscere che,più ci si avvicina alla data delle elezioni, più si vanno concretizzando le previsioni che avevamo ipotizzato un mese fa. Ieri, per compiacerli quasi tutti, avevo pubblicato sul mio profilo Facebook questa considerazione, dopo aver ascoltato le dichiarazioni dei vari leader(????) nell'arco della giornata :"una raccomandazione amici italiani: votate Vendola, gli farete realizzare un sogno che accarezza da anni, un matrimonio gay o, se non volete essere sbranati, votate Bersani (ma allora è vero che i comunisti mangiano i bambini), se poi non volete essere bombardati dagli islamici, hanno le coordinate, votate Grillo, per chi è  appassionato di moda e vuole apparire "vintage" può optare per Monti, Casini e Fini.Ma, per favore, non votate per Berlusconi, correreste il rischio di vedervi restituiti i soldini versati per l'IMU della prima casa."
Oggi invece cominciano a vedersi le prime prove d'intesa del duo Bersani-Monti; il leader Pd: "Pronti a collaborare", il Prof: "Ok per le riforme".Ma Nichi non ci sta e si ribella. E il Pd trema...

Paura eh? Zero idee, incapacità mediatica, lo scandalo Mps e la mancanza di proposte concrete. Così il Partito Democratico, ha dilapidato quasi tutto il vantaggio di cui veniva accreditato in vista delle elezioni. "Siamo in corsia di sorpasso", carica i suoi il Cavaliere. E Pier Luigi Bersani che fa? Trema, e terrorizzato cerca nuovamente l'appoggio dei centrini. Di Monti in particolare. E il Prof, ovviamente, strizza l'occhio. Peccato però che a dire "no" alla coppia di fatto sia l'intransigente Nichi Vendola: "Noi mai col Professore", tuona. E complica terribilmente i piani dei democratici
Implacabili i sondaggi confermano le ansie del PD:: l'ultimo sondaggio di Tecnè per SkyTG24, la promessa elettorale di Silvio Berlusconi vale 1,5 punti percentuali in termini di consenso. Il dato viene parzialmente confermato anche da Swg, che evidenzia un incremento del Pdl dello 0,8%, portandolo a 3,5% punti di distacco dalla coalizione di centrosinistra guidata da Pierluigi Bersani.
Scarsa considerazione per la coalizione guidata da Mario Monti : nonostante la campagna elettorale interamente votata all'attacco del Cavaliere - anche a costo di smentire se stesso e il suo anno di governo, promettendo cioè l'abbassamento della pressione fiscale, dell'Imu e una "rivisitazione" della riforma del lavoro - la compagine guidata da dal Prof, Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini non riesce a sfondare, rimanendo incollata al 13 per cento. I centrini, così, vengono superati anche dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che vola al 18 per cento. Le cose vanno ancora peggio per Casini e Fini: presi singolarmente l'Udc e Fli registrano un consenso, rispettivamente, del 3% e dello 0,5 per cento.
Gli italiani, insomma, hanno buona memoria. I tentativi di recupero di Monti che, pur di rosicchiare qualche punto di percentuale, ha persino arruolato lo spindcotor di Obama,non hanno approdato a niente,in compenso, però, il Professore sta svuotando il bacino elettorale dell'Udc,come concordato con Bersani, tant'è che i rapporti tra Monti e Casini sarebbero molto tesi. Ieri, lunedì 4 febbraio, indiscrezioni di stampa riportavano le parole di Casini, che teme di non poter tenere il suo partito se alle urne raccoglierà meno del 4 per cento. Il primo a "tradire" Monti, potrebbe essere la vecchia volpe democristiana, "tradita" a sua volta già da Monti che inciuca con Bersani!
AUGURI !!!!!!!