venerdì 25 gennaio 2013

NASCE ZOPPA LA NUOVA LEGISLATURA..........


Ormai appare chiaro che, se vince il centrosinistra, cosa molto improbabile almeno al Senato, tra un anno torneremo a votare! Come al solito la sinistra, pur di occupare il potere, sta creando una enorme confusione
indispettendo i centristi (almeno quelli di Casini e Fini) scontentando le estreme, senza contare che deve fare i conti con lo scandalo MPS che, come dice Grillo, è oltre tangentopoli e rischia di travolgere oltre che il PD anche Prodi e D'Alema, quest'ultimo, alla faccia delle primarie papabile ministro del prossimo governo.
Ma ripercorriamo le ultime ore di campagna elettorale:


Casini: Il prossimo governo non durerà tanto

La profezia del leader Udc è una minaccia: il Prof vuole tagliarlo fuori nella trattativa con Bersani e lui è pronto a vendicarsi

 La nuova legislatura non è nemmeno cominciata e già c'è chi dice che è (quasi) finita. Ma un conto è che sia Grillo a prevedere il ritorno alle urne «l'anno prossimo», altra cosa è che sia Casini a insinuare il dubbio: «Ho l'impressione che non durerà mica tanto», confida il leader dell'Udc. È un presagio drammatico a un mese dal voto, è la dimostrazione di quanto sarà complesso arrivare a una stabilizzazione del sistema. È una riflessione dettata per un verso dallo studio dei sondaggi, e per l'altro da un'analisi del quadro politico che già si prefigura dopo la competizione.Certo, la questione dei numeri al Senato sarà dirimente. Molto dipenderà dall'esito della battaglia nel Quadrilatero delle regioni chiave (Lombardo-Veneto, Sicilia e Campania), a cui ora si è aggiunta anche la Puglia, che i sondaggisti danno «in bilico». Ma l'interrogativo non è se Bersani sarà o meno autosufficiente a Palazzo Madama, siccome è evidente che dopo il voto il Pd si prepara ad allearsi con Monti. Il nodo è un altro, e l'impressione ricavata dal capo dei centristi è che «comunque» non sarà semplice costituire in Parlamento una «maggioranza ampia», specie se Vendola sarà determinante con i suoi seggi.
Il leader dell'Udc pone un problema di visibilità politica.  Perché il segnale è stato decrittato dal segretario democratico, secondo cui Casini vuol far sapere che «ci sono anch'io», che Monti non ha l'esclusiva nella rappresentanza della nuova coalizione. È un tema di non poco conto, se è vero che durante una riunione del Fli, Bocchino ha spiegato come sia «chiaro che Bersani vuole l'accordo con il Professore, mica con Casini». Ma Casini ha già preso le contromisure, proprio al Senato, dove un esperto come il professor D'Alimonte ha «scoperto» che , nella trattativa per le candidature , l'Udc è riuscita a garantirsi «almeno dieci seggi». Numero sufficiente per formare un eventuale gruppo autonomo a Palazzo Madama.Il leader centrista, incalzato sull'argomento a «Omnibus», ha derubricato la questione in diretta tv: «Non ci sono seggi dell'Udc. Siamo tutti montiani». Poi però, durante una pausa pubblicitaria, ha sussurrato con aria sorniona: «Me ne attribuite solo dieci? Siete così pessimisti?».
 Et voilà, il gioco è scoperto. 
Casini voleva che lo diventasse, giusto perché Bersani capisse. E Bersani l'aveva capito da tempo, al punto da averne discusso con i dirigenti del partito, secondo i quali, dopo il voto, Monti «non sarà nelle condizioni di fare il capo della coalizione in Parlamento»: la previsione è che nel corso delle trattative per la formazione del governo ci sarà uno «sfrangiamento» nel rassemblement del Professore.
D'altronde già adesso l'unione centrista dà l'idea di un matrimonio d'interessi. Lo si nota sotto il profilo mediatico, per esempio, se è vero che fino ad oggi Monti Casini e Fini non si sono mai fatti vedere insieme, nemmeno quando il premier ha lanciato il simbolo, che pure li unisce al Senato. Possibile che ? a campagna elettorale già iniziata ? non abbiano ancora fatto una «photo opportunity»? Come non bastasse, Casini ha preso a distinguersi in modo marcato dal Professore.Ieri ha lanciato tre stoccate, ché al confronto Bersani è parso più indulgente. La prima botta è che «senza l'Udc Monti non avrebbe salvato l'Italia», giusto per rimarcare il ruolo che hanno avuto i centristi in Parlamento. La seconda è che «se noi e il Fli abbiamo fatto le nostre liste, è perché c'è anche la buona politica», che non è quindi la bad company della coalizione. La terza è la più insidiosa: «Se alle elezioni l'alleanza dovesse restare sotto il 15%, sarebbe un risultato insoddisfacente». Un autentico affondo contro Monti, visto che i sondaggisti considerano quella quota un limite difficile da superare. Una sorta di avvertimento al Professore e a quella sua società civile che , sottolinea Casini , «quando entrerà in Parlamento si trasformerà in ceto politico, poche storie».Si vedrà se la legislatura «non durerà tanto», come teme (o minaccia) il capo dei centristi. 
Questo è quello che, molto probabilmente, ci aspetta per risolvere, appunto, i problemi italiani.
Ma facciamoci una domanda: sono queste le mani pulite che dovrebbero risollevarci ???????????

giovedì 24 gennaio 2013

ATTENZIONE CHI VOTIAMO !!!!!!


ATTENZIONE ITALIANI, OGGI PRIMA DI VOTARE DOBBIAMO STARE ATTENTI, MOLTO ATTENTI. ATTENTI IN PARTICOLARE A QUELLI CHE VORREBBERO FARCI INTENDERE DI ESSERE DIVERSI, PURI, UNICI PORTATORI DI VERITA'.
LEGGETE ATTENTAMENTE QUESTO ARTICOLO E POI...........PENSATECI BENE!


LE RADICI DELLA VICENDA

La storia del crac di Mps: la banca rossa è nei guai per l'aiuto a Prodi e D'Alema


di Carlo Cambi













Conosco bene Giuseppe Mussari, avvocato calabrese che la sinistra ha a un certo punto cooptato al ruolo di banchiere rosso in quella Siena che lui ha cercato di conquistare, ma che lo ha sempre sopportato come un forestiero, per quanto potente. Perché il povero Piero Fassino, quando disse a Consorte: «Abbiamo una banca», era male informato. Il Pci una banca l’ha sempre avuta: è il Monte dei Paschi. L’ascesa di Mussari al vertice è passata attraverso il vaglio del Pds, poi Pd. Perché prima di arrivare a presiedere la Banca, Mussari è stato presidente della Fondazione, che è la maggiore azionista e in cui la maggioranza è detenuta dal Comune, di strettissima osservanza comunista, poi democrat. 
Se Mussari ha agito con disinvoltura nel mare magnum dei derivati non lo ha fatto senza il concerto dei vertici del Pd. Il «calabrese» probabilmente sarà un nuovo Primo Greganti: si è dimesso dall’Abi, è indagato dalla procura di Siena, si piglierà la croce, ma non parlerà. Non coinvolgerà quelli che «non potevano non sapere», ivi compresi D’Alema, Fassina e Bersani. E lo stesso ex dg Antonio Vigni, che pure ha condotto le operazioni prima con Deutusche Bank, poi con JP Morgan e infine con Nomura per ristrutturare attraverso i derivati – crusca del diavolo – l’enorme debito di Mps, non parlerà di quello che si potrebbe definire – mutuando da Ingroia – il livello più alto. Dunque Giuseppe Mussari sarà l’agnello sacrificale per tacitare gli imbarazzi del Pd. 
Ma attenzione: la faccenda Mps chiama in causa anche Monti  e pure Bankitalia, che andrebbero interrogati su quello che davvero è successo.  Il Monte dei Paschi è la banca più antica del mondo, nata al servizio dell’agricoltura e della manifattura senese. Finché tale, è rimasta la banca più solida del mondo. Ma con la modernità del Mps è andato in crisi tutto il modello Siena. Basta un accenno per dire che in questo momento Siena ha l’università più indebitata d’Italia, il Comune commissariato, la Banca di fatto in amministrazione controllata. E sarebbe interessante indagare il rapporto di causa effetto tra crisi di Siena e crisi della Banca. Sarebbe miope pensare che la prima è effetto della seconda. Probabilmente è vero il contrario. Finché a Siena e nella Banca ha comandato il Pci con le sue ferree regole della doppia morale mai il Monte si sarebbe imbarcato in avventure finanziarie. Quando il Pds, poi Ds, poi Pd, ha sentito odore di governo, il Monte dei Paschi è diventato strumento della politica di sostegno alle ambizioni nazionali della sinistra. E infatti la nomina di Mussari a presidente della Fondazione coincide con l’enorme apertura di credito che Mps ha fatto al Governo italiano all’epoca della premiership di Prodi e D’Alema. Le disgrazie del Monte dei Paschi sono l’enorme massa di Btp che ha in pancia (22 miliardi) e lo sconsiderato acquisto di Antonveneta, che Mussari e Vigni hanno fatto in nome e per conto della sinistra europea con il placet di Bankitalia regalando al Santander spagnolo una plusvalenza di 3 miliardi. Che poi Mussari  abbia agito con colpevole leggerezza, che poi Mps abbia finanziato senza troppa cautela tutto il milieu ex comunista è altrettanto vero.

Gli spacciatori di derivati a Mussari, che ha peccato di presunzione, sono Deutsche Bank, JP Morgan e Nomura, assi portanti della Trilaterale, l’associazione dei più potenti banchieri del mondo, di cui Monti è (o è stato?) il presidente europeo. Mps ha una montagna di titoli pubblici, Deutsche Bank, JP Morgan e Nomura gli hanno venduto derivati per ammortizzare le perdite derivanti dai titoli massacrati dallo spread. Poi ha chiesto alla banca di spremere i correntisti per recuperare valore. 
La salita di Mario Monti al governo ha completato l’opera. Il premier ha usato la leva fiscale come un aggregatore di patrimonio che ha convertito in nuovi titoli di Stato e aiuti che sono andati a coprire i derivati emessi dalle banche della Trilaterale. La vicenda Mps è emblematica anche per questo. Rende palese come si fa a travasare ricchezza, detenendo il potere politico, da una comunità ai forzieri degli oligarchi. Non è strano che a questo si sia applicato Monti, fa specie che questo sia avvenuto per le albagie degli ex nipotini di Marx. Le dimissioni di Giuseppe Mussari dal vertice dell’Abi sono una foglia di fico troppo misera per nascondere le vere vergogne dell’affaire.  Sarà bene che i solerti Procuratori senesi guardino oltre quella foglia di fico per stabilire le responsabilità dirette e indirette nel caso Monte dei Paschi. Sapendo che il loro sarà comunque un giudizio umano. Perché quello della Storia condanna già i teorici – ivi compreso Mario Monti – della bancarizzazione e finanziarizzazione del mondo. Come sapevano bene nel 1472 a Siena quando fondarono il Monte dei Paschi.

Ahhhhh MATTEO, ma attenti quello parla chiaro !!!!!!!

Dopo l'intervista ad "Invasioni barbariche" le quotazioni del         PDL sono risalite di altri 2 punti!!!!!

I 'vorrei ma non posso' di Renzi: "Leale a Bersani ma recuperi lo spirito delle primarie. Mai sottovalutare il Cavaliere"


Onore al merito di Pier Luigi Bersani che ha vinto le primarie e, scommette Matteo Renzi, sarà “il prossimo presidente del Consiglio”( noi speriamo sempre di no!). Il sindaco, tolto dalla naftalina, torna in tv, da Daria Bignardi alle ‘Invasioni barbariche’, e tiene fede al patto di lealtà con il Pd e il suo segretario. Rassegnatevi però: è questo il Matteo dei prossimi mesi, forse anni. Un misto di correttezza, ma non privo di critiche a mezza bocca e di ‘non detti’ molto eloquenti. Non ci casca, nemmeno sulla storia del Monte dei Paschi di Siena, i derivati, una città in crisi, l’inchiesta su Giuseppe Mussari. Responsabilità del Pd? “No, di una vecchia politica che dura da 15 anni. Allora non si chiamava Pd, ma Pds…”. Eloquente e funzionale per non mischiarsi con loro, quelli che vengono dal Pci, altra generazione, nonchè il bersaglio della sua campagna per le primarie.
Primarie che ha perso e dunque, per il momento, lealtà. Anche se Renzi non ce la fa a non lasciar capire che, fosse stato per lui, avrebbe cambiato molte cose della campagna elettorale e forse anche della composizione delle liste o delle primarie. “Se ci fossimo stati noi forse alcune cose le avremmo fatte davvero…”, si lascia sfuggire. Poi si ricompone: ha vinto Bersani, “tocca a lui governare, io do una mano” ed è a lui che tocca rivolgere qualche raccomandazione. Una più di tutte: “Spero che Pier Luigi viva quest’ultimo mese riportando lo spirito delle primarie”, evidentemente ora scarseggia, si intende. Ma Matteo non affonda il coltello. Si limita ad avvertire: “mai sottovalutare Berlusconi”. Perché il suo gesto da Santoro, quando ha pulito la sedia sulla quale si era seduto Marco Travaglio, è uno “straordinario gesto da showman ma pericoloso per noi: guai sottovalutare Berlusconi, se non stiamo attenti e non riportiamo l’entusiasmo delle primarie, ci sta che Berlusconi mettendo insieme la Lega, Fratelli d’Italia, Mpa, ecc.  insomma… rischia di vincere ( le vincerà sicuramente al Senato) le elezioni…”.
Su Monti, fila tutto liscio. Renzi ribadisce il suo giudizio negativo sull’impegno politico del professore. E’ importante per un “politico mantenere la parola data, a partire da Monti che per un anno ha detto ‘non mi candido’ e poi... Lo fa per l’interesse del paese? Dicono tutti così… Non mi sento di giudicare, ma che ha fatto? E’ salito in politica per rinnovare con Casini e Fini. E’ come andare da Cracco (concorrente di Masterchef, ndr.) e chiedergli pane e acqua. Monti poteva fare Ciampi, ma ha scelto di fare Dini”. E ora “mi sembra che soffra in tv a rispondere alle domande come qualsiasi leader politico”.
La sconfitta? “Un po’ mi rode, ma mi roderebbe di più non essere leale”. Però basta nominare Massimo D’Alema ed emerge il Renzi più piccante, solo un po’. “Mi fa piacere abbia cambiato idea su di me, io non ho cambiato idea su di lui, ma devo essere leale…”. E’ stato “molto intelligente a fare il passo indietro, “come Veltroni”, riconosce, “ma mi fa un po' ridere che persone che fino a un mese e mezzo fa mi consideravano il male assoluto, un infiltrato, iniziano a dire beh però…”. E se pure Eugenio Scalfari ha cambiato idea: “La verità di quello che sono non dipende da giudizi affrettati di prima, né dai giudizi interessati dopo. Questa storia che non sono uno statista capace non sta in piedi”. Bindi? “Non l’ho sentita, ma credo stia bene lo stesso”, risatina.
Ma ci tiene a segnare le distanze tra se stesso e Bersani, i suoi punti di riferimento e quelli del segretario, per esempio il segretario della Cgil Susanna Camusso. Lo farà fino a quando sarà necessario, fino a quando non si sarà costruito una maggioranza da qualche parte, nel Pd o fuori di esso. Fino ad allora, altra promessa, tanto per chiarire: “Se Bersani diventa presidente del consiglio vado a incontrarlo ovunque per parlargli dei problemi di Firenze, come ho fatto con Berlusconi ad Arcore…”.

Chi è questo Matteo?

Nelle ultime ore il PD, alla luce dei sondaggi più recenti ed ormai consapevole che il PDL è rientrato in gara alla grande, sta studiando tutte le possibile strategie per resistere alla risalita di Berlusconi. E mentre lo scandalo del MPS , la banca rossa senese,lo investe in pieno scardinando tutti i bei discorsi di Bersani lo stesso segretario ha fatto qualcosa che mai avrebbe voluto fare, chiamare al suo fianco il "berlusconiano" Matteo perchè gli dia una mano a recuperare voti tra quell'elettorato moderato che voterà nuovamente PDL.
Il nostro, tenuto sapientemente in "naftalina", come nella miglior tradizione leninista-comunista, in quanto ritenuto un eretico, pensate andò a trovare Berlusconi, allora presidente del Consiglio, ad Arcore per ottenere finanziamenti per la città che amministra, viene rispolverato con urgenza quando il genio, che dovrebbe essere (speriamo di no) il nostro futuro presidente del Consiglio, si accorge che la sua certezza di vincere comincia a traballare.Ed allora a gran voce ordina: chiamate Matteo!!! Ma............. 

                  Chi è questo Matteo?


Nella pentola delle informazioni ci sono i cognomi noti. Politici, presentatrici, criminali.   Sotto elezioni però sono i cognomi dei politici a essere declamati come una filastrocca ipnotica. Certo, è pericoloso. La gente a casa sente centinaia di volte che la Bindi si è candidata su Twitter e stramazza a terra. Ma c'è un cognome politico di fama che è totalmente sparito. Nessuno lo ricorda più. Curioso, di solito i cognomi dei politici resistono. Berlusconi regge da diciannove anni .
Non si era più visto da qualche mese perché era stato ingoiato dal cognome onnivoro del professor Monti. Poi la tubazione catodica ha risputato "Berlusconi" e dopo l'illusorio vantaggio iniziale "Professor Monti" è stato limato sino a diventare un elfo del giornale radio. Dicevamo del protagonista politico settimane fa famosissimo, e ora dimenticato da tutti. Dov'è, chi è, che fa? Non si sa: è stato risucchiato da una forza ignota. C'è quel nome che sta lì, gramo: Matteo. Pare abbia partecipato alle primarie del PD, anche se al PD nessuno si ricorda che ci siano state delle primarie.
Se vogliono parlare con precisione dell'ombra nella nebbia, dicono Matteo Coso. Solo nella società civile, il ricordo di Matteo non è sparito del tutto. A un comizio del centro-sinistra in una pasticceria di Piacenza, chissà perché non c'era nessuno. A parte il cameriere monarchico, fortemente favorevole alla lista Grimaldi di Montecarlo al posto dei Savoia, simbolo un mazzo di carte in un campo di dadi. Era un comizio disperato. Il candidato è sceso dal bancone e ha detto se gli offrivano sei paste e un litro di latte. Il vecchio cameriere, colmo di tenerezza, fa: "Se sei amico di Coso, ti regalo tutto il profitterol". Un significato ce l'avrà.

Matteo Renzi Sindaco di Firenze

Purtroppo anche Bersani, di cui manteniamo per miracolo il cognome in mente, non si ricorda le primarie. Ripete solo quel nome con grande tenerezza, Matteo, manca solo che dica ciccino. Va bene, allora bisogna scoprire chi è Matteo. Niente. Bersani non ha tempo, deve trovare il modo di allearsi con Monti senza che la gente lo scopra. Eppure, a quello sconosciuto non penserebbe nessuno, se ogni tanto il segretario non dicesse Matteo a prescindere.
Giorni fa è successa la stessa cosa a una convention, Bersani ha guardato il muro e ha borbottato: "Matteo ci darà una mano". La gente in platea si è svegliata di soprassalto e ha detto: "Che c'è, abbiamo un'idea?". Qualcosa sta cambiando. Forse una nuova volontà. Per esempio, c'è un ingorgo e Bersani dice all'autista: "Prendi questo vicolo, Matteo ci darà una mano", poi Matteo non c'è e finiscono dentro un orto. Però è una novità. Una parte dei militanti ritiene che il segretario (che ha di nuovo rivelato di essere cattolico) per Matteo intenda l'evangelista, che aveva un banco di prestiti, e Bersani lo invochi per avere un'idea di economia. Speriamo. Magari Matteo non è san Matteo.
Anche Veltroni, quando lanciò al Lingotto lo slogan di don Milani, non faceva che dire don e poi si è scoperto che intendeva don Lurio. Ora tutti al Pd, vogliono sapere chi è questo Matteo. "Lo dico quando c'è Matteo", promette Bersani alle riunioni. Però Matteo non c'è, per fare un paradosso, neanche sotto il tavolo della segreteria. A parte che sotto il tavolo della segreteria non c'è posto perché ci vive D'Alema. Però una fetta di partito comincia a ricordarsi. Dicono che se ci fosse Coso, vincerebbero le elezioni a occhi chiusi. Basterebbe fargli una telefonata. Il problema è che sull'elenco telefonico Coso non c'è. C'è Matteo, ma non avete idea di quanti Matteo ci siano in Italia.





mercoledì 23 gennaio 2013

MONTI ????? MAH.........................




AMICO DI BANCHIERI

Monti ha usato i nostri soldi dell'Imu per salvare la banca di Bersani

I Monti-bond da 3,9 miliardi equivalgono a quanto pagato dagli italiani per la tassa sulla prima casa


Per capire quello che sta succedendo oggi bisogna fare un salto nel 2007. Quando Mps, la più antica banca italiana, compra da Santander Antoneventa a un prezzo di gran lunga superiore (10 miliardi di euro) rispetto a quello che era stato pagato (6,5 miliardi di euro) dal gruppo spagnolo solo tre mesi prima . Se è vero che Mps diventa la terza banca del Paese con oltre tre mila sportelli, è altrettanto vero che dall'acquisizione a prezzi stratosferici cominciano molti guai per l'istituto di credito senese. Sull'operazione la Procura apre un'inchiesta per capire se fu accompagnata da un giro di tangenti a politici e intermediari. Così la banca storicamente vicina alla sinistra, diventa una sorvegliata speciale sia da parte dei mercati che della magistratura. I risultati di bilancio sono pessimi e peggiorano con il passare degli anni. Mps si lancia quindi in operazioni finanziarie che si trasformano in un boomerang per i propri conti, presiti, derivati, e chiede un aumento di capitale ai propri soci nel tentativo di chiudere il buco. Ieri, mercoledì 23 gennaio, Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi, ed ex presidente di Mps si è dimesso in seguito allo scandalo derivati conclusi nel 2009. 
Lo scorso dicembre, contro il parere di Mario Draghi, il governo italiano ottiene il via libera dalla Ue per l'erogazione di 3,9 miliardi di euro di aiuti di Stato alla banca senese. La formula allunga-debito, prevede che alla scadenza del prestito o Mps rimborsa o fa entrare lo Stato nell'azionariato. Ed oggi sono proprio i Monti-bond che infiammano la polemica politica.  Sì, perché l' Imu sulla prima casa che tutti gli italiani proprietari di immobili hanno dovuto versare entro lo scorso dicembre, ammonta proprio a 4 miliardi di euro. "Le banche hanno badato troppo alla finanza e poco all'economia reale, alle famiglie e alle imprese. Monti ha coccolato le banche e dato schiaffi al ceto medio". ha detto il segretario del PdlAngelino Alfano, dichiarando ai tg in via dell'Umiltà. "Noi abbiamo due richieste precise per le banche - prosegue Alfano - la prima è restituire all'economia reale, alle famiglie e alle imprese, i soldi avuti a basso tasso di interesse dalla Bce; il secondo riaprire i rubinetti del credito".
"La vicenda che ha coinvolto il dimissionario presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, è gravissima. Ma è ancor più grave che il governo Monti abbia finanziato le casse del Monte dei Paschi di Siena con un prestito da 3,9 miliardi di euro, cifra equivalente all’Imu sulla prima casa, l’imposta con cui questo esecutivo ha tartassato gli italiani", denuncia Antonio Di Pietro. "Si tratta di soldi pubblici, presi dalle casse dello Stato e dalle tasche dei cittadini, e versati a Mps da questo governo di banchieri", aggiunge Di Pietro, "Tutta quest’operazione rappresenta l’ennesimo schiaffo alle famiglie italiane salassate da Monti con le politiche del rigore. Politiche che hanno fatto pagare il costo della crisi ai lavoratori, ai giovani, ai pensionati, ai più onesti, alle piccole e medie imprese e agli artigiani che, in questo momento, sono presi per il collo dal sistema bancario. Ci auguriamo che la magistratura faccia al più presto luce su questa torbida vicenda". "In tutta la vicenda che sta emergendo riguardo al Monte dei Paschi di Siena, si conferma che gli azionisti e i clienti, cioè i cittadini, sono sempre e semplicemente carne da macello". Lo afferma Sandro Bondi,del Pdl, che aggiunge: "Mentre le conseguenze delle scelte avventate compiute dai vertici della Banca vengono coperte dagli aiuti del governo Monti, i rubinetti dei prestiti alle imprese e alle famiglie vengono chiusi determinando un’ulteriore spinta alla recessione".Questa è la filosofia del governo Monti: difendere i ceti oligarchici contro il popolo. Proprio la funzione che nell’antica Roma era affidata alla figura del dictator: 'Adversus plebem dictator'", conclude Bondi. E a chiedere spiegazioni è anche il segretario della Lega Roberto Maroni: "Monti e Bersani subito in Parlamento per spiegare i favori a MPS e le responsabilità del PD nella disastrosa gestione della banca". "Mps, sicuramente una banca gestita nei suoi vertici da uomini della sinistra, ha un buco di 760 milioni e Monti gli ha regalato 4 miliardi di euro, più della tassa Imu. Ci spieghino perchè", ha sottolineato l'ex ministro della difesa Ignazio La Russa. Infine duro anche il commento di Francesco Storace: "Cianciano, cianciano i compagnucci.  Ma il Pd non ha nulla da dire su 4 miliardi tosati agli italiani con l'Imu e buttati al Monte dei Paschi?".

E NOI DOVREMMO CONSEGNARE L'ITALIA A.............?


                         MA CHE DICE, SEGRETARIO?

        Mps, Bersani: "Il Pd non c'entra nulla"

Bersani e Mussari


Lo scandalo dei derivati travolge il Monte dei Paschi di Siena. E il Partito Democratico. 
Dopo le dimissioni di Giuseppe Mussari, in Borsa crollano i titoli dell'istituto senese mentre in Italia monta il disgusto. Si scopre che i "Monti-bond" da 3,9 miliardi equivalgono a quanto pagato dagli italiani per l'Imu: il Professore, con quei soldi, ha salvato la banca senese? 
"Quasi 4 miliardi di aiuti di Stato sotto forma di MontiBond - ha tuonato Giorgia Meloni -, più dell'intero valore dell'Imu". 
E in tutto ciò, Pier Luigi Bersani, che fa? Si sfila. Fa finta di nulla. Cerca di non essere travolto. Ma l'impresa è impossibile: "Non c'è nessuna responsabilità del Partito Democratico, per amor di Dio. Il Pd fa il Pd, le banche fanno le banche", ha dichiarato il segretario, scambiando gli italianoi per degli imbecilli.
Peccato però che il Mps sia la banca rossa per eccellenza, da anni il regno dei Ds e della Margherita prima, e del Partito Democratico poi. Che Bersani si sfili e rifiuti ogni responsabilità del suo partito politico è francamente improbabile e maldestro. La sinistra ha sempre influito direttamente sulle strategie, sugli affari e sulle alleanze del Monte dei Paschi. Comprese alcune acquisizioni, portate a termine oppure sfumate. Parliamo della Banca 121, istituto pugliese, nella cui operazione pesò la partecipazione di Massimo D'Alema. Si arriva poi al fallimento dell'acquisizione di Antonveneta. Impossibile dimenticare, inoltre, che sulle nomine dei vertici della Fondazione hanno sempre inciso i "desiderata" dei vari Walter Veltroni, Giovanni Berlinguer, Rosy Bindi, Giuliano Amato e Franco Bassanini.
Che la banca sia "rossa", più rossa che mai, lo dimostrano anche i finanziamenti dell'ex patron, Giuseppe Mussari, il presidente Abi dimissionario, che quando era ai vertici del banco senese fu sostenitore del partito di Bersani. Anzi, fu un finanziatore. Lo scorso anno, per esempio,  ha staccato un assegno di 100mila euro per il Pd di Siena: il finanziamento è stato registrato il 21 gennaio del 2011. E quest'anno, giusto pochi giorni fa, ha concesso il bis: arrivano altri 99mila euro sempre nelle casse senesi del partito di Bersani (versamento registrato alla tesoreria della Camera il 6 febbraio scorso). Nulla di illecito, per carità - gli stanziamenti sono avvenuti a norma di legge -, ma questi assegni dimostrano come la presunta lontananza del Pd dall'istituto rivendicata da Bersani sia una panzana. Secondo i dati ufficiali della Camera dei Deputati, dal 27 febbraio del 2002 ad oggi Mussari ha versato a titolo personale nelle casse del movimento ben 683.500 euro.
Se ancora non bastasse, per chi ancora non fosse convinto del "segreto di Pulcinella" - ossia che il "cervello" e il braccio dell'istituto siano il Partito Democratico - è bene citare un ultimo emblematico episodio, avvenuto la scorsa estate. Il Monte dei Paschi di Siena aveva aperto una vertenza che prevedeva, soltanto a Lecce, 400 esuberi. E la Cgil della città cosa fece? Prese carta e penna, e scrisse a Pier Luigi Bersani, il segretario nazionale del Partito Democratico, per chiedergli esplicitamente - carta canta - "di intervenire sui vertici della banca". Sicuro signor Bersani, che il Pd sia una cosa e il Mps un'altra?
Il caso, come ovvio, ha suscitato un vespaio di polemiche. Il Pd cerca di ripararsi dalla tempesta e promette di portare al governo "una vera e propria stretta sull'utilizzo dei derivati, in particolar modo su quelli usati come mezzi surrettizi di finanziamento". Coda di paglia?  Il "Fratello d'Italia" Ignazio La Russa punta il dito: "La vicenda Montepaschi è di una gravità inaudita per il buco di 760 milioni di cui parlano i giornali e per il fatto che il governo Monti accordi 3,9 miliardi, più dell'Imu pagata dagli italiani sulla prima casa". Sibillino e minaccioso il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: "Se la magistratura metterà lo stesso zelo che ha messo in altre vicende su quella del Montepaschi, ci troveremo davanti ad una vicenda di enorme portata. A cominciare dall'acquisto di banche a prezzi assurdi da parte del Monte". 
Alla luce di quanto sopra sembra estremamente improbabile che Bersani e i suoi alleati possano risolvere i problemi degli italiani, forse, in accordo con Monti, potranno andare a fare i posteggiatori abusivi.

COSI' INIZIANO LE DITTATURE! Byoblu intervista Nigel Farage