martedì 30 luglio 2013

MA IN CHE PAESE VIVIAMO?

UN PAESE O UN PERENNE TRIBUNALE?
Delle due l'una o siamo un paese dove comandano i malfattori di tutti i tipi, politici, mafiosi, spacciatori,trafficanti d'armi etc.) o siamo un paese dove comandano i giudici.
Sembra tutto preordinato, tutto deve apparire marcio per mostrare che l'unica salvezza a difesa della democrazia è la toga!

mercoledì 24 luglio 2013

ORA IL SINDACO DI FIRENZE TREMA!!!!!!!

RENZI TREMA: L’APPARATO PIDDINO PRENDE TEMPO E VUOLE RINVIARE PRIMARIE E CONGRESSO









Per Matteuccio c’è un’altra grana: il piano dei bersaniani di candidare Enrico Letta…

La miccia è già innescata e l'innescche potrebbe far deflagrare tutto sta nel modo in cui verrà separato in due fasi il congresso.l nodo apparentemente tecnico di quando andranno presentate le candidature nazionali svela  il tentativo ostinato di difendere una trincea di potere: mettendo in conto che Renzi vinca le primarie, si lotta quindi sulle percentuali di dirigenti espressi dai «territori» e di quelli attribuibili invece al nuovo leader da stabilire con le nuove regole.Ma sul congresso, già venerdì Epifani presenterà una serie di opzioni: se sullo stop all'automatismo tra segretario e candidato premier, così come sulle primarie aperte, c'è un accordo di massima, l'incertezza regna sovrana sulla data delle primarie nazionali: al punto che i renziani chiederanno che già venerdì sia messo ai voti l'ordine del giorno di Pittella, uno dei candidati, per fissare una data. E il fatto che l'ultima riunione della Commissione congresso sia stata rinviata al 31 luglio e che quindi nulla sarà deciso prima, fa sospettare al renziano doc Giachetti «che qualcuno punti alla prescrizione del congresso». 

logo partito democratico
PARTITO DEMOLITO

Ad accrescere questo sospetto c'è anche la minaccia di una candidatura Letta in chiave anti-Renzi che i bersaniani coltivano come piano b: «Ora si scopre la verità, ma ora che il quadro nel Pd sembra chiarirsi in vista del congresso, ad Epifani non resta che fissare la data», affonda il colpo Ernesto Carbone. Ma anche la parte più politica della Direzione di venerdì presenta un'incognita: Renzi non ha deciso se andare o meno, ma Letta non gradirebbe.

Tirato per la giacchetta, come si usa dire, da chi vorrebbe brandire una sua candidatura al congresso per scoraggiare Renzi; e messo in croce dai «guastatori» che a vario titolo fanno le pulci al suo governo, il premier comincia a covare un sentimento comune a molti suoi predecessori.

Quello di chi non vuole farsi logorare: ragion per cui ha ottenuto che in Direzione vi sia una «conta» sul sostegno ad un esecutivo che non può essere considerato «solo amico». Ma la novità è che ora i lettiani provano a stoppare la candidatura di Renzi, dicendo che «se vuole cambiare l'Italia farebbe meglio ad aspettare le primarie per la premiership: un candidato premier serve quando ci sono le elezioni, non ora».

venerdì 19 luglio 2013

DUE PESI E DUE MISURE !!!!!!

TOGHE DA STADIO - IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI PALERMO IMPALLINA I “SUOI” GIUDICI CHE HANNO OSATO ASSOLVERE MORI

Si accende dunque lo scontro, dopo la sentenza Mori. Il clima si era fatto caldo subito dopo la lettura del verdetto. A Mario Fontana, il presidente del collegio che ha assolto l'ex comandante del Ros e il colonnello Obinu, non è andato giù quel grido, «vergogna», pronunciato da una donna delle «Agende rosse». «Mi chiedo - dice il giudice - che conoscenze ha, del processo, chi grida vergogna. Ha letto tutte le carte? Fomentare questo clima di sfiducia e di "tifo" attorno alla giustizia è sbagliato. Noi siamo solo i giudici di primo grado. Potremmo avere sbagliato o avere visto giusto».
I pm fanno il bagno di folla, sfilando tra le «Agende rosse» Il tifo, il sostegno della gente.Al sitin organizzato davanti al palazzo di giustizia, il procuratore aggiunto Vittorio Teresi dice che la gente «ci dà la forza di proseguire con il nostro lavoro, malgrado le botte che ogni tanto prendiamo». E il pm dei processi Mori e trattativa, Nino Di Matteo: «Guai se la ricerca della verità si fermasse. Dobbiamo ancora scoprire tanto dei mandanti e dei moventi delle stragi».
Ma come, nessuno dei media ha niente da dire su questo tifo da stadio a favore dei PM, nessuno ha da dire che le sentenze vanno rispettate? Badate bene mi rifesco agli stessi che qualche settimana fa hanno stigmatizzato,creando una caciara mediatica, una manifestazione ordinata e pacifica, senza climi da stadio, organizzata dai parlamentari e dico solo dai parlamentari del PDL. Pataccari e faziosi ecco chi sono i  paladini di questa stampa e questi pseudo politici.

Il grande fatto di questo caso è la presa di posizione del Presidente del Tribunale di Palermo che inaspettatamente IMPALLINA I “SUOI” GIUDICI CHE HANNO OSATO ASSOLVERE MORI.


Leonardo Guarnotta, che è il capo di tutti i giudici del tribunale, fu anche componente dello storico pool antimafia, con Borsellino e Giovanni Falcone: «Le sentenze si rispettano ma si possono criticare - dice a un dibattito - e la sentenza che ha assolto Mori dice che il fatto c'è stato ma non è stato commesso con dolo. Uno Stato come il nostro, che ha paura di conoscere la verità, è senza futuro».
Come dire la giustizia non ha fiducia nella giustizia e la critica!!!!
VERGOGNOSO, SEMPLICEMENTE VERGOGNOSO!!!!!
«C'è un giudice a Palermo», ha detto Mori appena assolto, con una citazione brechtiana («Ci sarà un giudice a Berlino») tutt'altro che casuale.
Si chiama Fontana scrisse la sentenza di appello del «processo del secolo» (scorso), quello contro Giulio Andreotti. Scontentando tutti, accusa e difesa («Anche se - dice ora - entrambe preferiscono vedere solo le parti che gradiscono»), scrisse che il sette volte presidente del Consiglio era stato colluso con Cosa nostra fino al 1980 e ne era divenuto nemico giurato dopo l'omicidio del presidente della Regione, Piersanti Mattarella. La Cassazione confermò.
Fontana scriverà ora anche la sentenza Mori. Dirà che la trattativa Statomafia non c'è stata? «Aspettate 90 giorni e saprete». Il presidente invita a rileggersi gli atti, a interpretare il dispositivo, la formula «il fatto non costituisce reato». Il colonnello Michele Riccio aveva parlato di una volontà deliberata di non prendere il superlatitante Bernardo Provenzano. Ma il teste era stato smentito dall'attuale procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone («Mai mi parlò di incontri avvenuti tra la sua fonte, il confidente Luigi Ilardo, e il boss»). Riccio era entrato in contraddizione anche con gli altri pm Gian Carlo Caselli e Teresa Principato. La difesa aveva poi parlato di difficoltà operative, di rischio di bruciare la fonte.
Massimo Ciancimino è invece la vera causa della frana della vicenda trattativa: tra ricordi a rate, documenti perlomeno dubbi da lui prodotti, esplosivo in casa e calunnie, non ha certo agevolato i pm.




giovedì 18 luglio 2013

ORMAI SI RASCHIA IL BADILE !!

STATO ALLA CANNA DEL GAS

Sigarette elettroniche tassate per pagare gli stipendi della polizia penitenziaria


Pagare gli stipendi agli agenti della polizia penitenziaria con la tassa sulle sigarette elettroniche. E' il contenuto dell'emendamento che è stato approvato oggi dalla commissione Giustizia del Senato per evitare i tagli di organico. L'emendamento al decreto 'svuota carceri' prevede una tassazione del 58,5 per cento, quanto quella in vigore per il pacchetto di "bionde", da applicare al prezzo di vendita dei kit delle sigarette elettroniche e delle ricariche, sia quelle contenenti nicotina che quelle contenenti essenze. In questo modo si recupererebbero i 35 milioni di mancati introiti provenienti dalla mancata riduzione del personale di polizia penitenziaria nel 2013 e ulteriori 35 milioni nel 2014. Sara' il ministro dell'Economia e delle Finanze, "con decreto da adottarsi entro il 31 agosto 2013", a stabilire le procedure per la variazione dei prezzi di vendita al pubblico.  Vien da chiedersi: ma se non fossero esistite le sigarette elettroniche, 'sti soldi dove li andavano a prendere?

Stato-mafia, il teorema ko !

Bugiardi e pataccari










La lista di proscrizione del pm Giuliano Ferrara

Sul Foglio i nomi e cognomi dei manettari che per 5 anni hanno chiesto la condanna del generale Mori, assolto dall'accusa di aver fatto sfumare la cattura di Provenzano nel 1995


Ci sono magistrati, giornalisti, televisionisti, politici e membri della cosiddetta "società civile". Giuliano Ferrara, in prima pagina su Il foglio, interviene con la verve che sempre lo contraddistingue nella vicenda dell'assoluzione del generaleMario Mori, compilando una "lista di proscrizione" di quelli che definisce "pappagalli delle procure" e "pataccari" in rotta. Cioè coloro che, nei cique anni della durata del processo conclusosi ieri, hanno sparato ad alzo zero su Mori, accusato di aver fatto saltare la cattura del boss Bernardo Provenzano nel 1995, sostenendone a spada tratta la colpevolezza.
La fine di quello che Il Foglio definisce "il primo capitolo del processo sulla 'trattativa Stato-Mafia'" ci libera, secondo Ferrara, da una lista di "firmatari della menzogna". Tra i magistrati, il direttore del Foglio mette: Antonio Ingroia, Nino Di Matteo, Roberto Scarpinato, Vittorio Teresi, Roberto Tartaglia, Gian Carlo Caselli, Domenico Gozzo. I giornalisti: Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Giovanni Bianconi, Francesco La Licata, Giuseppe Lo Bianco, Sandra Amurri, Saverio Lodato, Salvo Palazzolo, Peter Gomez, Attilio Bolzoni, Liana Milella, Sandra Rizza, Barbara Spinelli, Marco Lillo, Furio Colombo, Guido Ruotolo, Paolo Flores D'Arcais. Televisionisti: Michele Santoro, Sandro Ruotolo, Corrado Formigli, Enrico Mentana, Gad Lerner, Vauro. Politici: Enzo Scotti, Claudio Martelli, Antonio Di Pietro, Giuseppe Grillo, Nichi Vendola, Sonia Alfano, Fabio Granata, Walter Veltroni, Paolo Ferrero, Beppe Lumia, Leoluca Orlando, Rosario Crocetta, Luigi De Magistris, Luigi Li Gotti. Società civile: Gustavo Zagrebelsky, Lorenza Carlassare, Sandra Bonsanti, Salvatore Borsellino, Carlo Freccero, Gianni Vattimo, Roberta De Monticelli, Dario Fo, Isabella Ferrari, Fiorella Mannoia, Moni Ovadia, Franco Battiato, Maurizio Landini.
A futura memoria dei lettori,elettori e cittadini italiani!!!!!!!!!!!!

mercoledì 17 luglio 2013

LE "KAZAKATA" DEL SINDACO !!!!!!


LE CONSEGUENZE POLITICHE DELLA KAZAKATA RISCHIANO DI RIBALTARSI PESANTEMENTE SU RENZI. VENERDÌ IL VOTO DI SFIDUCIA AD ALFANO AL SENATO VEDRÀ ADDIRITTURA ALLARGARSI LA MAGGIORANZA POICHÉ MARONI E LEGA VOTERANNO A FAVORE DEL VICEPREMIER -  SE I RENZIANI AL SENATO NON PARTECIPERANNO AL VOTO, O VOTERANNO PER IL SI' ALLA MOZIONE DI SFIDUCIA DI GRILLINI E VENDOLIANI FARANNO UN CLAMOROSO AUTOGOL - RENZI PUÒ ANCORA SALVARSI SOLO SE FERMA LA SUA RINCORSA AD ELEZIONI CHE NON SONO PIÙ ALL’ORIZZONTE, PERCHÉ BERLUSCONI HA MESSO IN RIGA VERDINI E SANTANCHE’ E NON PRENDERA' LE SUE DECISIONI SULLE FIBRILLAZIONI POLITICHE MA SUI NUMERI -