mercoledì 21 novembre 2012

Ballarò, Crozza imita tutti: da Vendola a Casaleggio - Video - Corriere TV

Crozza/sceicco: «Comprare Renzi, non Tabacci» - Video - Corriere TV

Juventus spettacolo con i suoi Top Players Quagliarella & C in Champions.






lunedì 19 novembre 2012

GLI INTOCCABILI AMICI DI TRAVAGLIO.


PRIMA OFFENDONO E POI VIGLIACCAMENTE SCAPPANO!
ECCO COME VIENE PRESENTATO L'ACCADUTO DAL "FATTO QUOTIDIANO":


Scontro verbale stamattina durante il programma di approfondimento politico“Agorà”, su Rai Tre. Protagonisti della bagarre: Ferruccio Sansa, giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, e Fabrizio Rondolino, firma de “Il Giornale” e nuovo spin-doctor di Daniela Santanchè. E’ proprio Rondolino a provocare Sansa, prima che questi, in collegamento da Genova, prenda la parola. “Quelli del Fatto sono l’organo di stampa di Beppe Grillo, cioè di un piccolo dittatorucolo partitocrate“, attacca l’ex collaboratore di D’Alema. Non si lascia attendere la replica di Sansa: “Non credo che Rondolino abbia autorevolezza per fare questi appunti. Uno che è passato dal centrosinistra alla Santanchè dovrebbe risparmiarsi queste battute di spirito”. Si infiamma la polemica con la gragnuola di irrisioni del cronista de “Il Giornale”. “E tu invece da dove sei passato?” – controbatte – “La tua biografia è così insignificante che neppure la conosco”. Il conduttore Andrea Vianello tenta di sedare il match, ma Rondolino si lagna ripetutamente della frase di Sansa. “Mi ha detto che non ho autorevolezza”, si giustifica e prosegue come un disco rotto la solita provocazione: “Sentiamo il portavoce di Beppe Grillo cosa ha da dirci”. Non si ferma neppure quando il direttore de “Il Fatto del lunedì” gli annuncia una querela. Anzi, rincara la dose, interrompendo l’interlocutore a piè sospinto: “Quelli de “Il Fatto” sono dei piccoli poliziotti. Prova a parlare se riesci a mettere due parole in croce”. Sansa non ci sta e Rondolino dà il meglio di sè: “Ma vattene, levati fuori dai coglioni“. Ed esige anche le scuse del giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, definito “ridicolo personaggio”, per aver osato dubitare della sua professionalità. Di fronte alla violenza verbale del nuovo collaboratore della Santanchè, a Sansa non resta che alzarsi e abbandonare la sua postazione. E gli insulti di Rondolino non si fermano: “E’ un gran cafone, l’unica cosa che sa fare è scappare. Tipico di quelli de “Il Fatto”: manganellano e poi scappano, è il loro sistema

19 novembre 2012

domenica 18 novembre 2012

GIAMPIERO SAMORI'


http://www.la7.it/cristinaparodilive/pvideo-stream?id=624119


Gianpiero Samorì spiega il suo programma ai fratelli d'Italia: "Dobbiamo ridurre il debito pubblico per rilanciare l'economia. Possiamo farlo utilizzando le riserve della Banca d'Italia". E prosegue: "La prima cosa che farei da premier è proporre una norma di leggi che vieti la costruzione di nuovi insediamenti abitativi. Oggi bisogna demolire e qualificare. Le case esistenti perdono di valore ogni volta che se ne costruiscono di nuove."

Da tutta Italia per ascoltare l’avvocato che vuole rifondare il centrodestra


Fa il pienone la "rivoluzione moderata" di Samorì

Cronaca di una giornata entusiasmante.

La musica di Goran Bregovic va a mille. Trascinante ma anche vagamente malinconica, come si addice ai tempi. Nel salone del Palamontepaschi siamo tutti in piedi, quelli che hanno trovato posto e gli altri, centinaia di persone che un posto non ce l’hanno.Bandiere, tante bandiere, sullo sfondo bianco e azzurro dei colori di casa.Pare una con­vention di Forza Italia prima maniera, ma questa volta il padrone di casa è Gianpiero Samorì,l’avvocato cinquan­tacinquenne di Modena che si è messo in testa di rifondare il Pdl, o la casa dei moderati o chissà come si chiamerà.per l’occasione sfoggia come fosse un vestito nuovo il suo movimento: il Mir, acronimo ossimoro per Moderati italia­ni in rivoluzione. Siamo migliaia nella città delle terme, ma non siamo qui per curare il fegato. No, vogliamo far sentire la nostra voce e allora quando Samorì fa il suo ingresso nel palazzetto, quasi gli saltiano addosso. Entusiasmo alle stelle.
«Sa -mo -rì, Sa-mo-rì». Cori da sta­dio, anche se manca la ola. La geografia umana è variegata: facce di giovani e vecchi arnesi della politica. Sul palco sa­le per primo Omar Favoriti, ragazzo del­l’Aquila, periferia italiana maltrattata dal terremoto e dalle liti sulla ricostru­zione. E poi, dopo sette minuti sette cro­nometrati, tocca a Franca Biglio, volto rassicurante da zia che fa le torte e che però si porta dietro l’Italia dei piccoli co­muni, insomma la spina dorsale del pa­ese. Anche lei, dopo aver scaricato il re­volver contro il fisco e il patto di stabili­tà, inneggia a Samorì. 
Lui è tutto un sorriso. Critica l’Euro­pa, pungolato dal direttore di Panora­ma Giorgio Mulè, propone una politica dello spread che ci liberi dal complesso di sudditanza verso la Germania: «La Germania non metterà mai in comune il debito con quello dei Pesi come l’Ita­lia. Queste sono chiacchiere, la Germa­nia deve pagare una quota pari al diffe­renziale fra il suo spread e quello della media europea come fondo perequati­vo per aiutare chi è sfavorito».
Apoteosi. Se non è nato un partito, certo questo Mir è un movimento che non si può liquidare con un’alzata di spalle, come una macchietta o un con­trofigura. Gli iscritti siano più di cento­mila, nel salone stracolmo s’indovina­no le mille parlate dell’Italia profonda. L’Emilia ricca, la Sicilia delusa, il Lazio che cerca una ricollocazione. In prima fila ecco Alberto Torregiani, vittima del terrorismo più feroce, costretto su una sedia a rotelle. Il Palamontepaschi frulla tut­te le differenze, almeno per oggi, Nei corridoi circolano voci quasi in­credibili: circola la voce che giù da noi in  Sicilia una folta pattuglia di consiglieri regionali sta passando dal vecchio Pdl al Mir, idem in altre regio­ni, in altre province, in altri comuni. «Voglio vincere le primarie», azzarda l’avvocato, che poi frena: «Se le faran­no ». Sarà dura, ma ci credono.
Noi moderati italiani siamo in marcia.Certo,siamo sull’incavolato,eu­femismo per non saccheggiare il fondo oscuro del vocabolario. Noi arrivati a Chianciano Terme però abbiamo l’am­bizione di ripartire. Dentro il Pdl, ma fuori dalla vecchia nomenklatura. Ce l’abbiamo tutti con la classe dirigente, con la casta, con il Quirinale che costa più di Buckingham Palace, però non crediamo alle sirene di Grillo o di altri ca­pipopolo. Puntiano sull’avvocato di Mo­dena, anche se è difficile, al momento, valutare il suo peso specifico.
Potrebbe fermarsi sulla soglia del partitino, quel­lo ch­e intercetta e capitalizza come fos­se un gruzzolo un pacchetto di consen­si, oppure spingersi più in là. Certo, al­meno a Chianciano Terme si capisce che il fenomeno non finisce nello scher­mo dei programmi o dei format che l’hanno invitato in queste settimane.
Oggi gli organizzatori prevedono un­dicimila presenze. Di questi tempi è merce rara.