lunedì 10 giugno 2013

Ballottaggi, il Pd fa 11 su 11 !!! Ora basta è ora di "rottamare" !!!

GLI AZZURRI CHE NON SI RINNOVANO

Persi tutti i capoluoghi. Senza Silvio in campo
il centrodestra è ko
!

Se i moderati non possono votare il Cav vince la sinistra. Il Pdl punito ai ballottaggi: 11 città su 11 alla sinistra

Come al primo turno, in questa tornata di elezioni amministrative, per il centrodestra si delinea un sconfitta netta, senza appello. Parlano le cifre: undici su undici. Il centrosinistra fa en plein di capoluoghi. 
Il refrain, il concetto a cui ora tutti pensano, è datato e scontato. Ma tremendamente vero. Senza Berlusconi in campo il centrodestra arranca. Anzi, perde. Non va nemmeno a votare, come dimostra il crollo drastico dell'affluenza. Se nel novero dei votabili non c'è Silvio Berlusconi, le possibilità di successo dei moderati crollano. Una tendenza che fece capolino già dopo il crollo dell'ultimo governo del Cavaliere, quando Silvio sembrava pronto a lasciare la vita politica: il Pdl precipitò nei sondaggi, all'inizio del 2012 veniva accreditato del 13-15 per cento. Poi Berlusconi decise di tornare in campo, e come è andata se lo ricordano tutti: la rimonta, alle ultime elezioni politiche, è stata strepitosa. Nessuno ci avrebbe scommesso, ma il Pdl di fatto pareggiò, e ora si trova al governo con il Pd nell'esecutivo delle larghe intese guidato da Enrico Letta. Oggi, per inciso, gli azzurri vengono accreditati di un congruo vantaggio nel caso in cui gli italiani fossero chiamati a rinnovare il Parlamento: la rimonta del Cav è continuata anche dopo il voto, e si è concretizzata in un sorpasso che terrorizza il centrosinistra.
Altro discorso, però, a livello locale. E non solo perché non c'era un Berlusconi da poter votare, ma perché Berlusconi stesso, di fatto, è rimasto ai margini della campagna elettorale, preso dalle beghe giudiziarie e dagli affari di governo, scettico su una rosa di candidati che difficilmente avrebbe potuto imporsi, più incline alla Sardegna che ai ballottaggi. Il Cav si è speso ben poco a Roma in vista del primo turno (complici anche i rapporti tesi con Gianni Alemanno), e quasi nulla prima del ballottaggio. Anche nella campagna delle altre città la sua presenza, semplicemente, non c'è stata. Se questo dà la cifra del peso specifico di Berlusconi, la situazione vista in controluce mostra anche l'incapacità del Pdl, come sostengo ormai da tempo, di rinnovare la sua classe dirigente. Troppo debole la ricandidatura di Alemanno, emblematico il caso di Imperia, dove il candidato che è diretta emanazione del potente del luogo ( Scajola) è stato spazzato via.  Il Cav resta il perno di un partito personalistico e di un elettorato pronto a convergere su di lui. Ma solo su di lui. Il Pdl, sia a livello nazionale sia a livello locale, senza Silvio pare perso, sembra non autosufficiente nell'individuare le pedine vincenti. Uno scouting che non può spettare solo a Berlusconi, lo stesso Berlusconi che non potrà essere in eterno il perno dell'alternativa alla sinistra.
Se questa tornata amministrativa non bastasse a chiarire che il partito non è presente sui territori, se non con persone discutibili e discusse, se non è bastata a far ragionare su un segretario che fa anche il vicepremier ed il ministro dell'interno, se non si fossse appalesata lampante la necessità di un ricambio della classe dirigente, non necessariamente generazionale, vuol dire che il PDL è troppo puntato su Berlusconi e quindi è una meteora destinata  a cadere quando la sua stella si spegnerà!
Noi abbiamo ancora una speranza, quella di riprendere le redini di questo partito con tutti gli uomini di buona volontà che invito a ribellarsi a questo stato di cose!!!!!

LEZIONI DI ODIO QUOTIDIANO !!!!!!!

Travaglio, altri insulti a Battista e Ostellino

La "colpa" dei due editorialisti del Corriere della Sera? Provare a ragionare sui processi di Berlusconi.

Qualche giorno fa,Pierluigi Battista del Corriere della Sera, aveva risposto agli attacchi pressoché quotidiani di Marco Travaglio. Per una volta - e aveva sottolineato per una soltanto - ha preso carta e penna per rispondere agli insulti del vicedirettore delFatto Quotidiano, "uno che non dà lezioni, semmai uno che mena col manganelloPierluigi Battista si toglie ad uno ad uno tutti i sassolini dalle scarpe.  Si scusa con i lettori per rubare spazio alla replica ma evidentemente l'editorialista proprio non riesce a trattenere la sua critica feroce più che contro Marco Travaglio contro il suo metodo. "Contro un fanatico non c'è argomento che tenga" però scrive "è' difficile dover ingoiare l'ultima lezione di deontologia professionale dall'autore dell'intervista più inginocchiata della storia (a Beppe Grillo, uno che ha insultato Rita Levi Montalcini) Battista spiega che "Travaglio non argomenta, mena e il manganello può intimidire ma non far cambiare le convinzioni. Beninteso: mena sempre tranne davanti al potente che gli sta di fronte". Battista cita "l'umiliante tremolio dell'eroico paladino", la volta in cui Travaglio a Servizio Pubblico aveva davanti Berlusconi, e ricorda che "menava chi dubitvava che Andreotti avesse davvero baciato Totò Riina". Battista definisce Travaglio il "pasdaran di ogni accusa, la guarda pretoriana di ogni pubblico ministero. La difesa dell'imputato? Un'inammissibile perdita di tempo". E poi ricorda che il vicedirettore del Fatto ha scritto moltissimi articoli per "deplorare Berlusconi che sbraitava sulla politicizzazione della Corte Costituzionale" e si chiede: "Ma che ha fatto Travaglio quando la Corte Costituzionale ha dato torto al Pm suo amico che in questi giorni trova deprimente lavorare con l'operoso popolo valdostano?"
Marco Manetta non ha digerito l'affronto. Così, nell'editoriale sul Fatto di domenica 9 maggio, passa al contrattacco e spolvera altri insulti. Per Battista, ovvio, ma già che c'era anche per Piero Ostellino, altro editorialista del Corsera. Insultati perché cercano di ragionare sui processi di Silvio Berlusconi.
Il titolo del velenoso commento è "Il Giro di Arcore", un pezzo in cui Travaglio paragona a una competizione ciclistica la gara tra Battista e Ostellino per "leccare" le terga del Cavaliere. "In lizza ci sono le migliori lingue di Via Solferino, che si contendono la maglia azzurra in una corsa senza esclusioni di colpi. L'ambito trofeo - scrive l'incarnazione dell'italico giustizialismo - pareva ormai appannaggio di Pigi Battista", perché si era permesso di contestare le requisitorie dei pm nel caso Ruby (non sia mai...). "Ma ecco - continua Travaglio - alla prima discesa, rimontare dalle retrovie un passsista d'eccezione: Piero Ostellino". Il giornalista ha scritto due pezzi "in un sol giorno". Uno, in cui critica il regime fiscale italiano che spreme i soliti noti, viene definito dal vicedirettore del Fatto "la solita difesa degli evasori italiani". Ma tutta l'attenzione di Marco Manetta è per il secondo articolo, dedicato alle motivazioni della sentenza di condanna in appello per Paolo e Silvio Berlusconi nel caso Unipol, la famosa intercettazione tra Fassino e Consorte.
 Parlando del caso Unipol, Ostellino scrive che "pur di condannare Berlusconi si arriva a un'accusa ideologica". Un'affermazione irricevibile per Marco Travaglio, secondo il quale il Cav deve essere condannato, sempre e comunque. La penna del Corsera si chiede poi perché le toghe abbiano scritto quella "sentenza surreale", che secondo Ostellino è degna "dell'Inquisizione" e basata su una "accusa ideologica" che "si concreta nei confronti di chiunque riveli le balle di chi le conta più grosse". Dubbi, pareri, opinioni. A cui Travaglio risponde così: "Lui non sa nulla dei processi di cui scrive".
Ma il piatto forte deve ancora arrivare,  questi insulti sono soltanto l'antipasto , ed arriva in calce alla quotidiana razione d'odio che viene pubblicata in prima pagina del Fatto. Ostellino sta "insidiando la vittoria a Battista nel Giro di Arcore che si disputa nei corridoi di via Solferino. E' il rush finale, siamo in dirittura d'arrivo. Dài Pigi, forza piero, un ultimo sforzo, srotolate il vostro muscolo più sviluppato verso il traguardo! Pare proprio di vederle, le superlingue protese sul filo di lana. Ci vorrà il fotofinish", conclude Travaglio, secondo il quale il solo tentativo di voler ragionare sui processi del Cav è semplicemente un modo per "srotolare il muscolo", la lingua, per leccare le terga di Silvio
Nonostante le prese di posizioni, generalizzate, contro il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa,prima di togliere la norma dal codice penale, dovremmo pensare di poterla modificare in reato di "diffamazione a mezzo stampa tramite turpilloquio ed odio".
Travaglio, senza i suoi amici PM, sarebbe già in galera da un pezzo. E se dovesse succedere non dimenticate di buttare la chiave!!!!

domenica 9 giugno 2013

Quante bugie sulle sigarette elettroniche!!!!


   L'ALTRO MODO DI FUMARE !! SVAPARE !!
Ho fumato dalle 30 alle 45 sigarette al giorno per 35 anni, ho fumato sempre, ovunque, durante ogni cosa, in ospedale, in diretta tv, mentre mangiavo, dopo un’anestesia, dopo e durante ogni sport, in acqua, in alta montagna, dopo aver fumato, prima di fumare ancora. A 55 anni esatti  ebbi un infarto esmisi da un giorno all’altro: il contraccolpo non lo ressi e ricominciai dopodiché un cardiologo mi disse una delle frasi più gradite della mia esistenza: «Forse lei dovrebbe ricominciare a fumare molto moderatamente, per poi smettere più gradatamente». Seguii il consiglio per metà. Nel frattempo ho letto decine di libri sul fumo: compreso il celebre «È facile smettere di fumare se sai come farlo», il cui autore, Allen Carr, come pochi sanno, è morto di tumore ai polmoni 23 anni dopo aver smesso.  Dopodiché, sei mesi fa, è irrotta nella mia vita la cosiddetta sigaretta elettronica: e ho smesso gradatamente di fumare sigarette vere senza peraltro avere la minima volontà di farlo, perché fumare mi piaceva ma «svapare», semplicemente, mi piace molto di più. Ora sto meglio, spendo meno, la salute ne ha guadagnato, il gusto e l’olfatto pure. Ho dovuto trovare lo strumento e aromi a me congeniali (altrimenti è inutile) e ho cercato di documentarmi, ho tradotto qualche ricerca, ho discusso con commercianti e con chimici che al solito ho selezionato tra farabutti e onest’uomini. Un’idea me la sono fatta: dopodiché, ora, è arrivata la carica delle cazzate che ci tocca leggere sull’argomento, perché le multinazionali del tabacco e lo Stato (o meglio, l’erario)  hanno scoperto che le sigarette elettroniche fanno vendere molte meno sigarette e che le  entrate fiscali sono in deciso calo. Questa preoccupazione batte ogni altra apprensione per la nostra salute, e non fanno neanche tutti questi sforzi per nasconderlo.
A favore  Ricominciamo dall’abc, dunque. Le sigarette elettroniche (e-cig) non fanno fumo, non c’è combustione: fanno vapore. Non ci sono quindi catrame, carta, additivi o altre delle migliaia di sostanze presenti nel tabacco. È come fare un piccolo aerosol. Una certezza c’è: non sono cancerogene. Per il resto, uno studioso autorevole disposto a sostenere che il vapore faccia male al cuore o ai polmoni non l’hanno ancora trovato, tanto che Umberto Veronesi ha detto che «la sigaretta elettronica è assolutamente innocua, soprattutto quella senza nicotina, tanto è vero che, per esempio, è utilizzata per un protocollo scientifico multicentrico ufficiale. Può essere uno strumento molto utile per iniziare un processo di disassuefazione».  
Contrari Sul fronte opposto c’è il professor Silvio Garattini, noto anti-fumo che tuttavia non dice che lo «svapo» faccia male, dice un’altra cosa: «Non ci sono dati adeguati che permettano di stabilire se la sigaretta elettronica sia in grado, in quale misura e per quanto tempo, di disintossicare dall’abuso del tabacco... Non mi sembra positivo il fatto che anche chi non fuma cominci a fare uso di questo strumento». Va notato come la valutazione di entrambi i professori veda nella sigaretta elettronica solo uno strumento terapeutico, e non - come me, e come milioni in tutto il mondo - un piacere di per sé. È il primo errore. Lo «svapo» non è il metadone del tabacco: è, per moltissimi, un piacere semplicemente superiore, una delizia che spinge a collezionare aromi o a farseli, ordinarli all’estero, avvicinarsi ad apparecchi sempre più performanti e sofisticati (mai avrei pensato che avrei potuto svapare certi missili che uso adesso) e che nel tempo tendono a trasformare la stupida assuefazione alle sigarette in un approccio paragonabile al rito della pipa o del sigaro Habana. La differenza non pare da poco. Io non consiglierei a nessuno di iniziare a fumare sigarette normali, a meno che un tizio riesca a fumarne solo due o tre al giorno, cioè quasi mai; di  iniziare a «svapare», invece, potrei anche consigliarlo. Senza nicotina, se possibile. O con pochissima.  I veri «svapatori», del resto, tendono a non usarla. Magari impiegano un annetto buono, ma calano o la eliminano: così l’aroma ne guadagna. Se si elimina la nicotina da una sigaretta normale, invece, non sa più di niente, o sa di carta. I liquidi in vendita perciò possono contenere quantità industriali di nicotina (da 24 mg/ml in giù) oppure non contenerne affatto. 
Un parallelo con le sigarette normali, proseguendo, resta impossibile: è un tipo di assunzione completamente diversa. Se e quanto l’e-cig possa far male si attende di capirlo da protocolli di studio oggi insufficienti: dipende dalle dimensioni dello strumento, dall’atomizzatore che produce il vapore, dalla tecnica di fumata, dal tipo di liquido usato, da cento cose. I tre ingredienti principali degli aromi restano il glicole propilenico, la glicerina e le fragranze che già si usano in dolci, bibite e caramelle. C’è chi usa solo liquidi americani, più gustosi e densi, mentre altri li rifiutano per le stesse ragioni, o perché non è chiara la provenienza della nicotina immessa.
 La maggior parte degli svapatori italiani, parlo dei più maniaci, usa prodotti naturali (esiste un «biologico» anche in questo campo) e rigorosamente Made in Italy, anche se le sigarette top, la Provari e la Zmax, sono di provenienza americana e cinese.

sabato 8 giugno 2013

LA RESA DEL GUITTO !!!!!!!!!!

GRILLO SI ARRENDE DOPO SOLO 3 MESI: “QUESTO PARLAMENTO NON SERVE A NULLA”  “È UN CORPO IN AGONIA CHE EMETTE GEMITI, RACCOLTI DA GIORNALISTI PER IL GOSSIP QUOTIDIANO. NON RAPPRESENTA NESSUNO, È PIENO DI IMPIEGATI CON OTTIMO STIPENDIO CHE PIGIANO BOTTONI A COMANDO”. COME I 160 GRILLINI APPENA ENTRATI, INSOMMA -‘’È INCOSTITUZIONALE, PERCHÉ ELETTO CON IL PORCELLUM DICHIARATO CONTRARIO ALLA COSTITUZIONE, EPPURE VUOLE RIFORMARLA SU DETTATURA DI PD E PDL. FOLLIA!” . LE STESSE COSE CHE DICEVA QUANDO PROMISE CHE IL M5S NON SAREBBE MAI ENTRATO IN PARLAMENTO PERCHÉ LE COSE SI POSSONO CAMBIARE SOLO A LIVELLO LOCALE   I DUE DISERTORI LABRIOLA E FUNARI SALUTATI DA INSULTI (“MERDE”) E DA UN COMUNICATO GLACIALE DEL M5S: “NON HANNO PROPOSTO NEANCHE UNA LEGGE, FINALMENTE POTRANNO PRENDERE TUTTI I SOLDI CHE VOGLIONO, IN BARBA AI CODICI DI GRILLO” 


TELEVISIONE O MOSTRUOSITA' !

CAMORRA SHOW: “BOICOTTATE LA FICTION SU PUPETTA” – IL GIUDICE CANTONE: “SIAMO AI LIMITI DELL’ISTIGAZIONE A DELINQUERE”

Magistrati e parenti di vittime dei clan contro lo sceneggiato in onda su Canale 5, l’assessore Di Clemente: “Spero che tanti non lo vedano” – Il regista Odorisio: “Il rischio di affascinare col male c’è sempre: accadeva con ‘’Il Padrino’’, succede coi western” - - Tace Manovella Arcuri interprete di Pupetta… -

«Boicottate quella fiction». Dopo il fronte dell'anticamorra, a schierarsi contro l'operazione
Pupetta, il coraggio e la passione - il film tv in onda da ieri su Canale 5 dedicato alla vera storia della pregiudicata Assunta Maresca detta Pupetta - scendono in campo anche magistrati, autori, cittadini. E con loro la giovane assessore comunale di Napoli Alessandra Clemente, figlia di quella Silvia Ruotolo uccisa da una pallottola vagante nel giugno ‘97.
«Non ne posso più di queste operazioni cupe», scuote la testa Alessandra «Vorrei scriverlo a tanti telespettatori. Immaginate di essere bambini e perdere la madre innocente in un agguato. Immaginate di essere i figli di Teresa Buonocore, uccisa a Napoli il 20 settembre 2010, o di Matilde Sorrentino, massacrata a Torre Annunziata il 26 marzo 2004, entrambe punite perché avevano fatto condannare chi abusava dei loro figli. O di mia madre Silvia, che incrociò un proiettile mentre teneva mio fratello per mano.Riuscite ad immaginare la fatica e l'impegno che occorrono per alzare le vostre mamme, piene di vita e coraggio, dall'asfalto dove sono cadute nel sangue? E ora vediamo se vi viene la voglia di vedere la fiction "Pupetta", dove si fa apparire come una che "si ribella alle convenzioni" o al "maschilismo" la donna che ha collezionato vari reati, dall'associazione mafiosa all'omicidio all'usura. Spero che tanti non la vedranno"

Si era levato già , su questo tema, il grido di rabbia di Paolo Siani, fratello del giornalista Giancarlo ucciso nel 1985, di don Tonino Palmese, voce autorevole di
Libera e vicario episcopale della Curia napoletana, di Lorenzo Clemente, di Geppino Fiorenza, Tano Grasso, tutti animatori della Fondazione Polis. «Non fate quelle fiction », protestavano.
A loro si aggiunge la durissima analisi di Raffaele Cantone, ex pm anticamorra a Napoli, oggi in Cassazione. «Ho sempre difeso ogni genere di fiction, ritengo sacro il diritto all'informazione, ma qui siamo di fronte ad una cosa diversa. E rispetto a tali operazioni, la risposta migliore non è l'appello a non farle, ma proprio l'appello a non guardarle», dice Cantone. Che evidenzia due «aspetti gravi»
«Intanto, fa effetto vedere la reale protagonista di fatti criminali che racconta e rivendica le proprie gesta in mezzo al cast del film. Ma soprattutto: si fa passare per un modello "di coraggio" una persona che, persino al di là di un omicidio commesso, negli anni successivi ha avuti problemi seri con la giustizia ed è stata poi compagna di un pericoloso narcotrafficante, Ammaturo.
Dipingerla come una donna coraggiosa, un'eroina solitaria mi sembra inaccettabile e, devo dirlo, ai limiti dell'istigazione a delinquere». Ma di fronte a questa indigna-zione prova a difendere la fiction il regista di "Pupetta", Luciano Odorisio: «La mia storia parla per me. Allora, siamo onesti: il rischio di affascinare col male è dietro l'angolo, accadeva con Il Padrino, succede coi western.
In fondo ci siamo solo ispirati alla storia della Maresca che si ribellava al maschilismo, che però è romanzata e difatti le abbiamo cambiato il cognome». Scusi, ma quale ribellione? E poi: perché invitare proprio la Maresca, oggi 77enne, in conferenza stampa? Alla domanda "lo rifarebbe", la signora ha persino risposto: «Sì certo, fu legittima difesa». Odorisio qui alza le mani: «Sì certo lei è una istintiva, una che prende e parla...senza sapere cosa dice"


giovedì 6 giugno 2013

CHI OPERA GIUDICA !!!!

   I VAGHEGGIAMENTI DELLA SINISTRA GIUSTIZIALISTA!!!


L'ACCUSA AL VELENO

Emiliano e la fatwa su Signorini: "Il Cav usa 'Chi' per sputtanarci" ma a sinistra amano le copertine

Vendola, Renzi e pure la Kyenge: tutti con interviste patinate sul settimanale di casa Mondadori. Per il sindaco di Bari è "un complotto per spaccare il Pd".

Prima Nichi Vendola, poi Matteo Renzi e ora Cecile Kyenge. Il settimanale Chi ospita da diverse settimane alcune interviste patinate a diversi esponenti e leader della sinistra. Renzi è apparso vestito come Fonzie e la Kyenge ha raccontato la disavventura della figlia Giulia "malatrattata da un controllore sul bus perchè aveva l'abbonamento fuori uso". Insomma alla corte di Alfonso Signorini sono passati diversi "compagni". E la cosa non è passata inosservata soprattutto dalle parti di Bari dove il sindaco Michele Emiliano non manda giù la passerella di sinistra sul settimanale della Mondadori e quindi secondo il sindaco della "famiglia Berlusconi". 

Emiliano e il complotto di Chi
 - Così Emiliano sbotta e attacca i "compagni" e la loro sete di celebrità. "Sono interviste finalizzate a spaccare il Pd. Ha fatto bene Renzi a fare un servizio fotografico su ‘Chi’? Non è stato mica l’unico, anche Vendola si è fatto intervistare. Questa è una tattica del Cavaliere per la sinistra: intervistare i nostri leader. Berlusconi ha una tecnica per far crescere a dismisura le leadership nel nostro movimento, in modo tale da creare delle spaccature. Bisogna fare attenzione a queste cose”.
E Signorini che ruolo ha in tutto questo? “Lui è uno straordinario stratega”, ha affermato il sindaco ai microfoni di Radio2 a Un giorno da pecora.
Nuova strategia -  Insomma per Emiiano c'è puzza di complotto. Secondo il sindaco il Cav vuole mettere i vip rossi contro i vecchietti del partito. Ma Emiliano scorda che per fare un'intervista bisogna essere in due. Ed evidentemente Vendola, Renzi e la Kyenge non hanno paura di apparire e di farsi consocere. Pure sulle pagine di Chi
Ma soprattutto Emiliano non dimentica di essere nella intima essenza un PM, la cui deviata personalità professionale, lo porta a vedee complotti ovunque, persino nelle foto di quei settimanali che hanno ritratto il suo sodale Vendola a tavola con il giudice che lo avrebbe dopo poco tempo giudicato.
Evviva la giustizia, evviva il conflitto di interessi, evviva i complotti, evviva tutto quello visto con la mente distorta della sinistra!

mercoledì 5 giugno 2013

I NUOVI PERSONAGGI PUBBLICI!!!!!







IL NUOVO LAVORO DEI GIORNALISTI: FARE I PERSONAGGI !!!!!!
Giovanni Cocconi per "Europa Quotidiano"

Il Premiolino alla Zanzara di Giuseppe Cruciani e David Parenzo ha sorpreso solo chi non li ha mai ascoltati. E' curioso, però, che il più antico premio giornalistico italiano sia arrivato nell'anno in cui il programma ha fatto parlare di sé soprattutto per il brutto scherzo giocato al "saggio" Valerio Onida con l'imitazione della falsa Margherita Hack. Una coincidenza? Forse ma la Zanzara di Cruciani & Parenzo esiste da quattro anni, la decisione di premiarlo è solo di un mese fa e dopo la beffa telefonica.
scanziSCANZI
«Gli scherzi si sono sempre fatti, sono la storia della radio» ha ricordato giustamente Cruciani e chissà se pensava all'Orson Welles della Guerra dei mondi. Un precedente illustre in Italia esiste, anche se non radiofonico: il falso "scoop" di Giovani Minoli sui brogli al referendum monarchia-repubblica. Correva l'anno 1990: l'autore "giustificò" il programma come un'operazione di metalinguaggio.
Paolo Mieli col sigaroPAOLO MIELI COL SIGARO
Insomma, lo strano ibrido che da un po' di anni chiamiamo infotainment è ormai ampiamente sdoganato anche da noi. Però Striscia la notizia o Le Iene come tali non hanno mai vinto il Premiolino. Si spera non perché Antonio Ricci e Davide Parenti sono privi di tesserino dell'Ordine.
Michele Serra ha definito lo scherzo della Zanzara un caso di «mobbing telefonico». Troppo severo. Personalmente trovo il gioco delle parti tra Cruciani e Parenzo perfetto e il programma molto utile per capire gli istinti (anche bassi) di un pezzo d'Italia che esiste. Il corpo a corpo con gli ascoltatori funziona, la loro capacità demiurgica di strappare notizie agli ospiti non è da tutti. Piuttosto la domanda è un'altra: se lo scherzo telefonico lo avesse fatto, chessò, un altro giornalista di Radio24 sarebbe stato "perdonato"?
LUCIO PRESTALUCIO PRESTA
Intendo dire che Cruciani & Parenzo sono stati capaci di allargare le maglie del loro talk radiofonico al punto da rendere accettabile lo sconfinamento nell'intrattenimento puro e superata la distinzione tra i generi. Ma la domanda è: quanto questa capacità deriva dalla loro trasformazione in personaggi?
SANTORO INCAZZATO A SERVIZIO PUBBLICOSANTORO INCAZZATO A SERVIZIO PUBBLICO
Ho capito di essere vecchio quando ho scoperto che esistono giornalisti italiani che hanno un manager. L'agenzia (la prima del genere, che io sappia) si chiama VisVerbi, esiste da un paio d'anni, l'hanno fondata due donne (Barbara Castorina e Camilla Buzzi) e sul sito si legge che si occupa del «management e della promozione dei giornalisti e opinionisti», e della «gestione della conduzione delle ospitate».
Per anni abbiamo parlato dello strapotere di Lucio Presta, Lele Mora (poi caduto in disgrazia) e Beppe Caschetto (a sua volta agente anche di giornalisti), ma non si era mai vista una scuderia solo di giornalisti trasversale rispetto alle testate e ai gruppi editoriali di appartenenza. Oltre a Cruciani e Parenzo, fanno parte di VisVerbi Paolo Mieli, Filippo Facci, Andrea Scanzi, Antonello Piroso, Selvaggia Lucarelli, i giornalisti di Radio24 Sebastiano Barisoni e Alessandro Milan.
Filippo FacciFILIPPO FACCIPiroso I PadPIROSO I PAD
In alcuni casi, per fortuna rari, questa appartenenza arriva anche a esiti comici, come nel programma Reputescion di Scanzi il quale, su dodici puntate, è riuscito a dedicarne tre a colleghi di scuderia (Facci, Cruciani e Lucarelli). La prova che VisVerbi funziona. Anzi, l'agenzia si comporta da producer: programmi, libri, spettacoli. Nella puntata a lui dedicata Facci dice qualcosa di illuminante: «Marco Travaglio non fa più il giornalista tradizionale, è una figura in via di definizione che fa un po' satira, un po' teatro, un po' editoriali»
Chissà se sapeva che l'intervistatore che gli sedeva di fronte, Scanzi, era reduce da un tournée in giro per i teatri con un monologo su Giorgio Gaber. Sul sito di VisVerbi Scanzi è definito «opinionista televisivo, ma anche monologhista satirico», oltreché giornalista del Fattoquotidiano. Il teatro è una passione anche di altri: Cruciani e Parenzo hanno da poco debuttato con il "theater talk" Goodyby Mr Capitalism? al Franco Parenti di Milano. Ai tempi de La7 anche Piroso non disdegnava i monologhi in tv.
selvaggia lucarelliSELVAGGIA LUCARELLIrif61 daria bignardiRIF61 DARIA BIGNARDI
Il metodo VisVerbi è chiaro: gestire il giornalista come un brand, un prodotto, una celebrity. Un approccio che coglie un fenomeno molto noto nella società dello spettacolo ma relativamente nuovo nel giornalismo italiano, e che tende a prendere piede anche nel mondo dei social network (ma il tema meriterebbe un'analisi a parte). Provo a dirlo con una formula: il personaggio prende il posto del giornalista.
Per personaggio intendo una personalizzazione spinta, un opinionismo forte, un tipo fisico, un carattere, un'immagine coerente. Un brand, appunto. E un brand non può permettersi incertezze, dubbi, domande, congetture e confutazioni sulla base dei fatti.
Luca TeleseLUCA TELESEnicola porroNICOLA PORROBEPPE CASCHETTO PISSIBEPPE CASCHETTO PISSI
Marco Travaglio è un buon esempio di quello che intendo: sul Fattoquotidiano, nello studio di Servizio pubblico o su un palcoscenico teatrale scrive o interpreta più o meno lo stesso pezzo, con le stesse metafore, lo stesso ritmo, lo stesso sarcasmo, le stesse idee. Piace proprio per quello anche se la sua opinione non ci sorprende. Venerdì sera, in provincia di Reggio Emilia, aprirà la festa del Fattoquotidiano con il monologo "L'inciucio". Sicuri che dirà qualcosa che non ci aspettiamo?
Siamo molte oltre la tradizionale definizione di firma: Vittorio Feltri è una firma, Scanzi è un personaggio. In questo senso un'agenzia come VisVerbi sembra cogliere lo spirito del tempo, una trasformazione in atto, una mutazione del ruolo del giornalista: è un sintomo, non la causa di un fenomeno che, forse, ha già fatto egemonia. Provate ad andare in un'aula universitaria e chiedete: chi è il vostro giornalista modello?